I Vescovi siciliani per la famiglia e per la rinascita della Sicilia

I Vescovi siciliani per la famiglia e per la rinascita della Sicilia

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I Vescovi siciliani durante la Conferenza Episcopale Siciliana svoltasi a Caltagirone dal 16 al 18 aprile 2012 e presieduta dal Cardinale Paolo Romeo esprimono la loro la preoccupazione, già espressa a livello nazionale, circa le trasformazioni in atto nella società italiana connesse anzitutto alla famiglia, che conosce una progressiva tendenza a diventare un “aggregato di individui”, un “soggetto da ridefinire a seconda delle pressioni di costume, dai confini precari e dai tempi incerti”, mentre essa rimane l’unico luogo dell’accoglienza della vita, un valore imprescindibile e un punto di forza, soprattutto al sud, nell’attuale crisi economica che colpisce in particolare il mondo giovanile, segnato fortemente dalla mancanza di lavoro e dalla precarietà. Ad esso i vescovi siciliani si sentono vicini e auspicano la ricostituzione di un clima di fiducia, indispensabile per riavviare un dinamismo virtuoso che abbia a cuore il futuro dei giovani.

 

Inoltre, in merito all’attuale situazione politico-amministrativa della Regione, l’Episcopato siculo manifesta tutta la sua preoccupazione per l’evolvere delle questioni. Il recente scioglimento per infiltrazioni mafiose di alcuni comuni della Sicilia è la prova che la criminalità e il malaffare continuano ad inquinare la vita sociale e amministrativa della Regione. Politiche clientelari, sperpero di denaro pubblico, sperequazioni sociali emergono sempre più a tutti i livelli, provocando il forte senso di antipolitica e la disaffezione della gente verso la “cosa pubblica”.

La crisi in atto richiede ben altri atteggiamenti e scelte da parte della classe dirigente che non possono non essere ricondotte alla ricerca del bene comune e alla dignità del popolo siciliano. Il crescente disagio sociale, causato dall’emergenza lavoro, sta provocando l’aumento vertiginoso di richieste di aiuto anche economico da parte di tante famiglie che si rivolgono alle parrocchie e alle Caritas. Richieste che non possono venir esaudite se non in percentuali minime. E le prospettive non lasciano margini di ottimismo: sempre più aziende infatti chiudono i battenti lasciando le famiglie dei lavoratori nella disperazione. Le nostre aziende sono soffocate da un sistema creditizio che ha stretto le maglie del credito, preoccupato solo di far quadrare i conti.

Le merci prodotte in Sicilia non riescono ad essere competitive e a raggiungere i mercati a causa della mancanza delle necessarie infrastrutture e di un sistema dei trasporti sempre più precario per la mancata, necessaria, manutenzione e per i continui tagli nelle ferrovie, mentre le autostrade del mare continuano ad avere costi non sostenibili dalle imprese. Lo stesso dicasi per la sbandierata vocazione turistica della nostra terra: il nostro patrimonio artistico e culturale continua a giacere in stato di agonia per la carenza di interventi adeguati in ordine alla loro valorizzazione e per l’inadeguatezza delle infrastrutture.