La verità sul Jardin de Palermo

La verità sul Jardin de Palermo

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Un piccolo paradiso terrestre, un raro spazio verde all’interno del quartiere Sant’Agostino, nel centro storico della città. Un giardino nato dall’idea di mettere a confronto due realtà diverse, la Sicilia e l’Oriente, con i loro colori e profumi. Realtà che convivono già nella mente e nelle opere del pittore Sergio Pausig, ideatore di questo piccolo gioiello. Sono suoi infatti i disegni realizzati sulle splendide ceramiche Caleca e sui preziosi mosaici Bisazza. L’edificio annesso è una biblioteca, progettata anche nell’arredamento dall’architetto Salvo Butera. Un posto che pochi conoscono perché è rimasto chiuso e abbandonato a sé stesso per molto tempo.

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La sua storia, infatti, è molto travagliata: il progetto di riqualificazione degli edifici diroccati della zona viene affidato nel 1997 all’architetto Butera che lo completò tra il ’98 e il ’99, ma i lavori cominciarono soltanto nel 2004 ad opera di Edilstrutture s.r.l. di Caltanissetta.

Nel 2006 l’edificio e il giardino, finalmente completi, vengono consegnati al Comune.

 

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Per quasi cinque anni però rimangono chiusi, per problemi di mancanza di personale, diventando così una discarica privata, dove i rifiuti venivano lanciati direttamente sopra le meravigliose ceramiche. La biblioteca fortunatamente è rimasta intatta, nonostante alcuni tentativi di furto.

Nell’Aprile 2011 finalmente il Comune prende provvedimenti, forse nati dalla spinta di alcune denunce, e la struttura viene aperta al pubblico come biblioteca comunale per bambini.

Quasi un anno dopo la situazione non è cambiata di molto, nonostante sia un luogo per i bambini non c’è alcun segno di sfruttamento, i tavoli e le sedie sembrano come nuovi. Il giardino non è molto curato e oltretutto l’impianto idraulico ed elettrico sono fuori uso.

Ci chiediamo come sia possibile che una struttura di così tanto valore e per giunta pubblica, non venga quasi per niente utilizzata, probabilmente perché la destinazione d’uso che le è stata attribuita non è pertinente con la conformità della struttura. Perché quindi non ritornare all’idea di partenza e utilizzare questi spazi come luogo d’incontro e di confronto, di lettura e di cultura, ma anche di svago e relax?