Giada FW 2016

Giada FW 2016

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Giada FW 2016

C’è un che di intimo e di raccolto nell’estetica che permea la collezione GIADA per l’Autunno/Inverno 2016.

La sofisticata modernità teorizzata dal Direttore Creativo Gabriele Colangelo è sempre presente, limpida ed evidente, ma stavolta gli angoli appaiono smussati, le atmosfere più soffuse, e le forme più che scolpire sembrano avvolgere il corpo.

Virtuale punto di partenza sono le sfere dalle cromie nette e vitali della pittrice danese Anne Tholstrup, qui mescolate al senso d’astrazione della fotografia surrealista: quest’immaginario rarefatto e potente si trasforma in silhouette articolate e di efficace semplicità, in intricati giochi di pannelli sovrapposti da cui nascono gonne e abiti, in sontuosi cappotti dai volumi traslati sul retro e in giacche dalle grandi maniche a campana, mentre la nuca e il collo, incorniciati dalle nuove proporzioni, si rivelano inediti punti di seduzione.

Ancora una volta sono le materie, la loro qualità e la loro complessità, il perno su cui tutto ruota, con il cashmere a fare da punto d’unione lungo l’intera collezione: in versione double dà vita a soprabiti bicolori reversibili e a giacche over dai revers a sciarpa, unito alla nappa crea i panneggi degli abiti geometrici, filato assieme al mohair si trasforma in una maglieria doppia solcata da motivi plissé che ne animano la trama.

Ci sono poi il mikado di lana e seta per dare corpo alle forme più ampie e il lurex acciaio, che doppiato con la viscosa crea armature compatte ed elastiche.

Tutto nella collezione ha una levità inusitata: il cappotto di montone rasato sta in una mano, il visone è talmente leggero da essere usato per tuniche che lasciano la schiena scoperta e i sottilissimi pull di cashmere, portati l’uno sull’altro, sembrano disegnati sulla pelle.

La palette dei colori è una sequenza armoniosa di toni e sfumature: il grigio si mescola al blu passando per il verde muschio e arrivando al petrolio, il cammello si stempera nel biondo della pelliccia, il cipria si scurisce sino al rosa più pieno.

Le borse, costruite su strutture dal sapore architettonico, non sono mai rigide, le scarpe di cavallino hanno tacchi dalle linee aerodinamiche, ma è nei gioielli, nella loro ricercata essenzialità, che si riverbera tutta l’essenza di Giada: dischi di onice dalla superficie immacolata incastonati nel metallo pallido diventano sculture da portare al collo, alle braccia, sugli abiti come fossero piercing e persino alle caviglie, come inedito e spiazzante decoro.