J & H di Francesco Randazzo, dal 12 al 14 aprile 2012, ore 21.15 al Teatro Libero di Palermo

J & H di Francesco Randazzo, dal 12 al 14 aprile 2012, ore 21.15 al Teatro Libero di Palermo

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J & H di Francesco Randazzo, dal 12 al 14 aprile 2012, ore 21.15 al  Teatro Libero di Palermo

J & H

 

Doppelgänger Suite

variazioni su Robert Louis Stevenson

di Francesco Randazzo

con Walter Da Pozzo (H) e Francesco Randazzo (J)

disegno luci Chiara Martinelli

musiche a cura e di Calogero Giallanza

coreografie Rossana Veracierta

aiuto regista Annalisa Paolucci

direttore di scena Gian Luca Bianchini

ufficio stampa Marialuisa Giordano

spazio scenico e regia Francesco Randazzo

A.C. Ostinati Roma

Il doppelgänger (doppel: doppio; gänger: che se ne va , passante) è una copia spettrale di una persona vivente. Doppelgänger è il doppio, il gemello maligno di una persona. “J&H Doppelgänger Suite”, in scena da giovedì 12 a sabato 14 aprile alle ore 21.15 al Teatro Libero, è una variazione ispirata a “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” della scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, scritta e diretta da Francesco Randazzo, in scena con Walter del Pozzo; musiche cura di Cologero Giallanza, coreografie di Rossana Veracierta, luci di Chiara Martinelli, produzione dall’associazione culturale Ostinati di Roma.

La parola “dualismo” è stata usata per la prima volta nel 1700 da Thomas Hyde. Quasi due secoli dopo Robert Louis Stevenson inventa il personaggio di Mr Hyde. Poi Freud e il cinema fanno il resto.

«È noto – scrive Randazzo – che Stevenson facesse uso di droghe, come molti del suo tempo. Freud invece usava e prescriveva cocaina. Dipendenze che procuravano stati alterati della coscienza dove risiedono in apparenza spazi che l’artista esplora e saccheggia, presunte fertili caverne di creatività. Ma in esse, invece, si nascondono i mostri del nostro essere maligno, tutto quel che di noi è messo a tacere in catene dalla coscienza, quello che di noi è più bestiale e occulto. Ma cosa accade oggi – si interroga Randazzo – , quando ciò che altera la coscienza risiede nell’aria stessa della società, frutto di un’epoca che manipola i concetti di bene e male, li ribalta, li mischia, li plasma attraverso oscillazioni pericolose dei principi fondamentali? quando la civiltà di un paese diviene quella della sopraffazione, del malaffare, dell’inciucio, del servilismo, allora ciò che prima sorgeva dall’ombra e nell’ombra era destinato a tornare, emerge prepotentemente, con voce e forza autonoma, mettendo in un angolo e sopraffacendo il bene, in quanto noioso, inutile, persino deleterio.» J&H è questo. Le variazioni di un discorso pericoloso, che viene da lontano, ma che si sviluppa e risolve, attraverso una perfida ironia, fino allo struggimento della dissoluzione, di un uomo che per essere perfettamente inserito nel suo mondo deve uccidere la parte migliore di sé. Senza nessun rimpianto. Con un certo sollievo, anzi.

J è un medico, un chirurgo bravissimo, pervaso da buoni sentimenti, persino stucchevoli, agitato nascostamente da ambizioni e sentimenti di rivalsa, che lo agitano come un peccato originale che gli avvelena i giorni. H è la parte oscura di J, che si libera grazie ad alcune pasticche psicotrope, che dovrebbero espellerne l’inquietudine, ma inesorabilmente provocano un dissidio ancor più forte, ancor più velenoso.

J è uomo solo con se stesso, un uomo tormentato da ambizioni e buoni propositi, qualcuno che sa di valere ma viene annullato dal sistema di potere che lo circonda. Comincia a vedere H, l’altra parte di sé, quella parte libera da condizionamenti, ferina, brutale, feroce, dedita soltanto al soddisfacimento del proprio piacere. L’animale racchiuso nella gabbia della sua coscienza, viene fuori, si libera, azzanna, uccide, stupra, con facilità e leggerezza, sicuro di sé. L’orrore che suscita nella sua parte originaria, quella buona, provoca un duello serrato, spietato, persino ironico, cinico, dissacratorio, dove tutte le crepe si allargano e approfondiscono, inesorabilmente il male dispiega tutte le sue armi seduttive e manipolatorie. H progredisce, raffina le sue capacità, passa a livelli superiori: il male non più e soltanto come brutale appagamento, ma attraverso il potere e l’impunità, mezzo di dominio e libido assoluti, perfetta evoluzione che lo rende idealmente e perfettamente inserito e realizzato: «Questa è la mia epoca / Sono perfettamente inserito / a mio agio Mi sento normale». Mentre J è sempre più debole, perché lui stesso e i suoi reconditi, rimossi desideri, rendono più forte e potente la sua parte antagonista. Fino all’apoteosi finale dell’oscurità che prende il sopravvento e trionfa, fagocitando J, accorpando in un unico essere le due metà, un essere splendidamente oscuro, torbidamente affascinante, orribilmente e naturalmente inserito nel buio e nel caos dell’assenza della coscienza: «È oggi che il buio sorge ad ogni alba / Questo è il tempo del nero caos».

Francesco Randazzo, laureatosi in regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, è attivo in Italia e all’estero come autore e regista per importanti teatri e festival, fra i quali: Todi Festival, Teatro Stabile di Catania, Ortigia Festival, Narodno Kazaliste “I Zaic” di Rijeka, Festival di Dubrovnik, Teatro Nacional Juvenil de Venezuela, Teatro IT&D di Zagabria, Playwright Festival of New York, Festival des Films du Monde di Montréal, Festival Universcènes de Toulouse, Festival de Dramaturgia Europea Contemporanea de Santiago de Chile. Ha pubblicato con vari editori, testi teatrali, poesie, racconti ed un romanzo, ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi di drammaturgia nazionali e internazionali, fra i quali: Premio Fondi La Pastora, Premio Candoni, Premio Fersen, Premio Schegge d’autore, Sonar Script, Premio Leonforte, Premio Maestrale San Marco, Premio Ugo Betti, Premio Officina Teatro.