Brian Duffy e i ritratti della Swinging London in mostra a Firenze

Brian Duffy e i ritratti della Swinging London in mostra a Firenze

428

Duffy The Photographic Genius. Retrospettiva che il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, dedica al fotografo inglese Brian Duffy ( 1933-2010). Singolare ed eclettico artista che con le sue immagini ha rivoluzionato la cultura visiva nella Londra degli anni ’60.

Una sfilata in bianco e nero di ritratti vibranti per la leggerezza delle pose, dei gesti, dei sorrisi con cui Duffy ha colto volti di artisti, musicisti, modelle…nella Londra pulsante degli anni ’60.

L’ esposizione , curata da una lunga ricerca e selezione del figlio Chris Duffy,

presenta 160 immagini, per ripercorrere i vent’anni di carriera tra moda, cinema e “royalty”.

Gruppi come The Shadows, The Hollies, si alternano ad una giovane e ingenua Jane Birkin o all’ incantevole Marianne Faithfull. I Beatles insieme, John Lennon o Paul McCartney, sono colti in primi piani che si distinguono per la spontaneità delle pose e delle espressioni.

Con il suo obiettivo Duffy mette a fuoco l’essenza pura dei soggetti ritratti, scontornando false sovrastrutture ed esaltandone la naturalezza. Racconta e mostra quell’ intimo modo di percepire se stessi nei personaggi celebri che ritrae. Non più miti e leggende, possiamo vederli come loro stessi intimamente si percepiscono e guardano al mattino la loro immagine specchiandosi nello specchio di casa. Brian Duffy spoglia le sue celebrità di fronzoli, per svelarle senza vezzi di malizia o presunzione e coglierne quel guizzo di bontà che è custodito dentro ognuno di noi. Tra i personaggi in mostra oltre a Michel Caine, Brigitte Bardot etc…ci si imbatte nello scrittore della beat generation William Burroughs. Duffy lo fotografa nel suo ambiente, all’ interno dell’ umile camera in cui viveva. Burroughs appare ben vestito, in giacca e cravatta, impeccabile nella postura, seduto, con le dita delle mani intrecciate tra loro, poggiata sul tavolo di fianco a lui, presenza silenziosa e solenne, la macchina da scrivere, unico oggetto messo a fuoco oltre lo scrittore. Lo sguardo intenso, acuto e senza requie di Burroughs è l’unico protagonista della foto.

Biografia- Brian Duffy nasce da genitori irlandesi a Londra nel 1933. Durante la seconda guerra mondiale, con la famiglia si trasferisce nel Wales vivendo in una fattoria. E’ un’ adolescente e studente problematico, finchè non ha modo di mettere in atto la sua essenza creativa frequentando la Saint Martins School. Durante il liceo, si appassiona all’ opera,al balletto, visita le gallerie d’arte, inizia a studiare come pittore e presto al fashion design. Nel 1955 collabora come free-lance per Harper’s Bazaar, e sceglie, attratto dalla selezione dei provini sceglie di fare l’ assistente alla fotografia. Diventa presto fotografo, e in poco tempo gli vengono affidati servizi per Vogue di alta moda e celebrità. Lavorerà con Glamour, The Observer, The Times,The Daily Telegraph, Elle, etc…realizzerà il calendario Pirelli nel (1965 e nel 1973). Seguirà campagne pubblicitarie per Benson & Hedges e Smirnoff , realizza reportage, crea il ritratto per la copertina dell’album Aladdin Sane di David Bowie,trasformando così una foto in un’ icona della musica pop.

Insieme ai fotografi David Bailey e Terence Donovan, fa parte del trio detto “Terrible Trinity”che diffonderà nel mondo il mito della Swinging London” con immagini che rivoluzionano il liguaggio visivo e l’ estetica della fotografia dell’ alta moda e delle celebrità, ed il ruolo del fotografo di moda, diventando loro stessi famosi come delle star. “Non ho mai voluto essere famoso” ha detto, in un’ intervista alla domanda su come avrebbe voluto essere ricordato, ha risposto “Come una persona che non era stabile come un treppiede”. Dopo venticinque anni di attività, nel momento di maggior successo, ha scelto di abbandonare la carriera di fotografo ritirandosi nel 1979 con u gesto plateale:bruciato la maggior parte dei suoi negativi in un grande falò nel giardino di casa.

Messa da parte la macchina fotografica, Duffy è anche stato un produttore cinematografico per breve tempo, e poi un restauratore di mobili- suo papà era ebanista-. Del suo modo di fotografare ha detto “Non ho mai usato molte pellicole, per me fotografare è un incontro di boxe. Il match perfetto dura 11 secondi: un secondo per arrivare al centro del ring e dieci per tenere su le mani, e tutto veniva ben eseguito dalla macchina fotografica, non ho mai avuto la necessità di ritoccare le immagini.

 

Duffy The Photographic Genius
MNAF – Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza di Santa Maria Novella, fino al 25 marzo 2012