Terry Gilliam esordisce al Teatro Massimo di Palermo con “La Damnation de Faust”

Terry Gilliam esordisce al Teatro Massimo di Palermo con “La Damnation de Faust”

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Terry Gilliam – celebre per film come Brazil, l’esercito delle 12 scimmie – si cimenta per la prima volta con l’opera e firma una regia sorprendente de La damnation de Faust di Hector Berlioz.

L’estetica è quella tipica dei suoi film: nella scelta delle luci, nella caratterizzazione dei personaggi. Nel ricorso al surreale come efficace rappresentazione del reale.

Gilliam proietta il suo Faust in epoca nazista, dentro una casa dalle proporzioni inafferrabili le cui pareti sono piene di numeri e calcoli matematici. Perso nel suo tentativo di penetrare il mistero del mondo Faust (il tenore Gianluca Terranova) si imbatte in Mefistofele (il baritono Lucio Gallo). Sarà l’amore a far cadere il Faust di Gilliam che cederà l’anima per salvare dall’olocausto Margherita (il mezzosoprano Anke Vondung), ragazza ebrea che si finge ariana.

Il tipico eclettismo figurativo di Gilliam qua ha un significato ulteriore: si tratta di un ragionamento sull’uomo e sulla ragione. Vi sono richiami continui all’estetica del romanticismo tedesco, primo fra tutti al “Viandante sopra un mare di nebbia”di Caspar David Friedrich. E non solo, la rappresentazione della casa di Faust come quella di alcuni personaggi, è figlia della deformazione tipica della pittura espressionista. Certe scene sembrano declinare quadri di Ludwig Kirchner e Otto Dix. Il romanticismo, l’espressionismo e un certo neoclassicismo nazista possono essere visti come allegorie del mito dell’uomo: il suo senso della natura nel romanticismo, la vitalità e la creatività dell’espressionismo e il declino del nazismo tutte insieme formano un unico grande affresco. La storia della Germania dunque rappresenta la storia della ragione umana, dalla piena fiducia nel romanticismo fino al suo momento più buio, alla sua perdita nel nazismo, quando Faust indossa la divisa nazista destinata a trasformarsi in una camicia di forza.

Il simbolismo si mischia a scene di forte impatto visivo, come quando i grandi della terra si riuniscono per decidere lo scoppio della seconda guerra mondiale mentre Mefistofele li guarda divertito. L’insensatezza dell’agire umano viene fuori con tutta la sua potenza immediatamente dopo, quando sugli stessi capi di stato sono proiettate cruente scene di guerra. Efficacissima la trovata scenica della corsa in sidecar che culmina con il Faust appeso a testa in giù inchiodato a una svastica.

A dirigere l’orchestra il maestro Roberto Abbado.

Teatro Massimo, Palermo

Repliche fino al 29 gennaio.