Signorina Sweet Stories

Signorina Sweet Stories

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Salvatore Ferragamo Parfums  stringe un sodalizio con la letteratura e in occasione di Expo 2015 presenta Signorina Sweet Stories: tre racconti, d’ispirazione gourmand, in cui il profumo diventa protagonista attraverso gli ingredienti che compongono le note olfattive delle tre fragranze iconiche della Maison: Signorina Eau de Parfum, Signorina Eau de Toilette e Signorina Eleganza. Storie creative ed emozionali, nate dalla collaborazione con la food writer Csaba dalla Zorza, che trasformano gli ingredienti in impalpabili tracce sospese tra olfatto, estetica e meraviglia. La protagonista è sempre una “ineffabile Signorina”, in impeccabile total look Ferragamo, che ciascun racconto ambienta in una magica Firenze a metà tra l’oggi e il sempre. Il progetto è corredato da affascinanti immagini fotografiche, scattate nella rinomata città toscana, e richiama il mondo romantico, seducente ed elegante di Signorina.

Le Signorina Sweet Stories saranno disponibili dal 20 maggio sul sito parfums.ferragamo.com

Le collane di perle rosa

La casa era una di quelle dimore antiche affacciate sull’acqua il cui profumo intenso restava nell’aria in modo nobile, definendone una certa personalità. Dalle finestre si guardava il Lungarno, e Firenze appariva magnifica da quel punto di vista. Nei pomeriggi di maggio, quando il sole tingeva l’Arno di rosa, le ragazze della casa rientravano dalle passeggiate nel giardino profumato delle bacche rosa, al centro del quale era stato piantato un albero raro, arrivato con un viaggiatore molti anni prima, dai Paesi caldi. Il suo aroma speziato dava all’aria tutta intorno una dimensione di fiaba che riusciva ad incantare, attraverso l’olfatto, anche il cuore. Aveva lunghi rami che si piegavano lungo il tronco e nella terra toscana aveva trovato il posto per allungare placidamente le sue radici, così ogni anno dava alla casa moltissime bacche rosa, rotonde e leggere, che le ragazze usavano per infilarle, come minuscole perle, su fili di seta con i quali cingevano il collo e i polsi, e decoravano i capelli, aggiungendo morbide peonie rosa screziate ai bordi. La dolcezza di quei pomeriggi, passati a parlare di sogni, di profumi e d’amore, era allietata dalla cuoca di casa, che mandava alle tre sorelle morbide coppe piene della sua famosa pannacotta resa aromatica dall’aggiunta di ribes rosso succoso. Solo il profumo era una delizia – la morbidezza alla bocca faceva sciogliere nel desiderio struggente di averne ancora un po’… e così si lavorava più allegramente. Quel giorno Lucrezia, Lavinia e Beatrice avevano portato indietro dalla pianta del pepe rosa un sacchetto di seta colmo di bacche e ne avevano fatto corone bellissime, intrecciandole con i gambi delle peonie e le loro foglie profumate. Ciascuna Signorina l’avrebbe indossata come ornamento per la sera della festa, la notte in cui si celebrava il profumo dell’estate e nascevano gli amori destinati a durare. Indossati gli abiti belli e delicati, quel prezioso copricapo sarebbe diventato un segno di distinzione per ogni Signorina in cerca di un volto da sognare, un profumo da ricordare, un bacio da rubare sotto la luce chiara della luna, per farlo divenire un’altra storia da raccontare, allungate all’ombra del pomeriggio sotto le foglie profumate del grande albero di pepe rosa.

 

La sala da thé

La sala da thé era un luogo appartato e tranquillo, che si distingueva per il suo profumo: un misto di olio alla rosa e pompelmo, che saliva tiepido dalle teiere nel momento in cui il liquido ambrato veniva versato nelle tazze. Era un piacere sedersi in quella stanza per prepararsi ad uscire – un attimo di relax nella mondana Firenze percorsa aventi e indietro dai turisti, dai mercanti e dalle signore in cerca di un nuovo acquisto. La porta della sala da thé era bella come uno scrigno e inaccessibile alle fanciulle che non avessero ancora compiuto il sedicesimo anno di età. In quel giorno di compleanno speciale, in cui ogni fanciulla diveniva, per tradizione da sempre, Signorina, una chiave profumata con l’olio di rose veniva donata dalla madre alla figlia come segno di entrata in un mondo fatto di diversi colori, profumi e bellezza. Era la chiave della sala da thé, nella quale ci si recava per prepararsi ad uscire o stare semplicemente in compagnia dei propri pensieri. A guardarla da fuori, attraverso le strette fessure che vestivano le finestre, si faceva fatica a resistere alla tentazione di voler entrare. Ogni Signorina sembrava bellissima, spensierata e leggera. Alcune sorseggiavano tazze fumanti di thé profumato alla rosa e al pompelmo, altre lasciavano cadere biscotti di frolla rotondi dentro bicchieri di latte con il bordo decorato. Tutte erano illuminate da una luce incantata e respiravano l’aria fresca e odorosa che proveniva dal vicino giardino: un profumo che i loro capelli e la loro pelle avrebbero assorbito poco a poco, restandone deliziosamente intrisi per il resto del giorno, sino alla notte. Sebbene l’entrata fosse esclusiva delle ragazze che avessero compiuto il sedicesimo anno, non vi era, nella legge delle cose, un giorno nella vita di ciascuna che segnasse la proibizione di tornarvi. Ed era bello vedere, negli anni, come molte delle giovani donne che frequentavano quella stanza magica, una volta entrate riuscissero a conservare nell’anima lo spirito della Signorina ben oltre una data segnata da un compleanno, facendovi ritorno sempre, in segreto, per respirare il profumo di quell’aria spensierata.

Il quadro profumato

A Firenze la via dei pittori era un luogo per uomini. Affacciate sulla strada, le botteghe esponevano tele colorate che emanavano un odore forte di tempera a olio, spostate nel punto giusto da mani grosse e striate di pittura grezza. Questo susseguirsi di macchie, di voci e di colori forti si interrompeva solo in un punto, dove la strada rientrava e davanti alla porta dell’unica pittrice del quartiere si stagliava un grande mandorlo. Era cintato da un cancelletto dorato e si diceva fosse stato portato in Toscana da una principessa fenicia. La Signorina lavorava con il cavalletto posto all’ombra del mandorlo in fiore. Non potevi non notarla: i suoi capelli erano color dell’oro, la sua veste color delle mandorle e i suoi quadri profumati con il sentore delle pere dorate dal sole. Dalla punta del suo minuscolo pennello affinato, uscivano tratti leggeri, raffinati ed eleganti, che sembravano appoggiarsi sulla tela quasi senza sfiorarla, e disegnavano motivi astratti. Era l’unica a non ritrarre i paesaggi della bellissima città di Firenze. L’unica a continuare a produrre, nei propri quadri, immagini tanto leggere da sembrare a tratti trasparenti. Le ricopriva con una leggera polvere d’oro molto profumata e le lasciava asciugare al sole, affinché abbagliassero, nella loro semplicità, chiunque passasse. Una donna un giorno si fermò sotto il mandorlo fenicio e le chiese che cosa stesse dipingendo. La Signorina rispose: “dipingo Eleganza” e le mostrò il quadro. Ciò che la donna vide la fece innamorare subito di quell’opera, che volle immediatamente per sé. Appese Eleganza nella sua stanza privata, e ammirandola vedeva raffinatezza, leggerezza dell’anima, gentilezza nello stile. Bellezza senza eccessi, sottile – come la punta del pennello della pittrice sotto il mandorlo.