“L’elettricista suona sempre 220 volt” di Andrea Fiore

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“L’elettricista suona sempre 220 volt” di Andrea Fiore

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Un inquietante assassino ha la macabra abitudine di arrostire le sue vittime con scariche elettriche e sta terrorizzando la città di Gravetown. L’ispettore Peter Haddock e il fido aiutante Dan Parrish brancolano nel buio. Il temibile serial killer ha già mietuto sedici vittime e dopo ogni omicidio sembra svanire nel nulla, lasciando dietro di sé ben pochi indizi: un bigliettino con la firma “L’Elettricista” e un numero ogni volta diverso. Intanto i due coraggiosi poliziotti sono a loro volta braccati dal bisbetico comandante Gas Major, che, deluso dagli scarsi risultati ottenuti, non esita a somministrare al povero Haddock continue lavate di capo. Riuscirà il goffo ispettore a scoprire la verità? Cosa significano i numeri che l’Elettricista lascia sulla scena del delitto? E, soprattutto, sarà in grado il povero Dan di evitare la disgustosa cena a casa del suo capo a base di pollo alle mandorle?

“L’Elettricista”, edito da Il Filo Albatros Roma nel marzo 2011, prosegue il fortunato genere semi-serial thriller inaugurato da Andrea Fiore nel 2009 con “Storia di morte, ricotta e mascarpone”, dello stesso editore. Un genere in cui la logica matematica del giallo e del noir gioca con il nonsense del demenziale puro, mediante l’uso spregiudicato della lingua italiana, che viene stressata e piegata a significati impropri, giochi di parole, boutades e calambour, che rievocano l’atmosfera del pastiche gaddiano.

 

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