Faustine Steinmetz at LFW

Faustine Steinmetz at LFW

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Di Guan Lin Tan
Faustine Steinmetz at LFW
Il primo episodio di “Undressed: Fashion in the Twentieth Century (1998)” finiva così: “Chi è il nemico? E se non sai chi è il nemico…allora perché fai la stilista?”
L’insostenibile modello di business della “fast fashion” e i meccanismi di consumo volubile che ha incoraggiato sono stati la rovina del settore moda. Faustine Steinmetz ha reagito contro questo stato di cose e ha creato una collezione ispirata cercando di investire di valore i vestiti.
Lei pensa che ogni capo che noi compriamo debba essere in qualche modo prezioso, e debba significare qualcosa per noi. In uno spirito un po a la Maison Margiela, ha rielaborato pezzi basic come un paio di Levi’s a mano e nel far ciò ha inserito in un paio di classici jeans delle tecniche di stampo artigianale.
La collezione è stata presentata come se fosse una mostra d’arte, con 18 pezzi esposti, con le modelle cristallizzate dietro cornici di compensato ognuna con una didascalia a lato che descriveva la composizione degli abiti: silicone, acrilico, cotone, Lycra…lana.
È stata senza dubbio una collezione che ci ha fatto fiflettere se quello che che stavamo indossando in quel momento era un bellissimo cappotto di Zara o un insieme di nylon, poliestere e elastane?

The first episode of Undressed: Fashion in the Twentieth Century (1998) ended with this: who is the enemy? And if you do not know who the enemy is, then what are you designing?
Fast fashion’s unsustainable business model, and the fickle consumption patterns it has encouraged has been the bane of the fashion industry. Faustine Steinmetz reacted against this, and created a collection inspired by investing value into clothes.
She believes that every single piece of clothing that we buy should be precious, and should mean something to us. In a spirit very alike Maison Margiela, she reworked basic pieces like Levi’s by hand, and in the process imbued the pair of basic jeans with artisanal techniques.
The collection was presented as an exhibition, there were nineteen pieces on display. Models froze behind wooden plywood frames with captions by their side, stating the composition of their clothes: silicone, acrylic, cotton, synthetic fibres, Lycra, Elastomeric, or wool.
It was indeed a collection that questioned what were we wearing an awesome Zara coat, or a blend of nylon, polyester, and elastane?