Artsi Ifrach in Addis Ababa

Artsi Ifrach in Addis Ababa

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Scroll down for english text.                 Text & photo : Laila Hida

Lo stilista marocchino/israeliano Artsi Ifrach ha vissuto e lavorato a Marrakech negli ultimi due anni e mezzo. Dopo aver vissuto a Tel Aviv, Parigi e Amsterdam, dice che questo è il posto che lo ispira di più fra quelli che ha visitato.

Vivere lì è come essere un pesce nell’acqua. Assorbe e si ispira all’ambiente di Marrakech, da quando vive in Marocco ha rielaborato il suo stile, ora usa i tessuti che normalmente vengono utilizzati per i cuscini e disegna soprabiti derivati da tappeti. La sua collezione più recente è un omaggio all’Africa, sebbene non si sia mai mosso dal nord-Africa la sua immaginazione non si ferma mai e riporta alla luce i ricordi d’infanzia quando sognava di andarci.

Le sue creazioni iniziano dalla sua vita interiore e non si interessa particolarmente al mondo della moda e ai suoi trend. Artsi ha ricevuto un invito a rappresentare il Marocco ad Addis Ababa per una sfilata per celebrare i 20 di African Trade: un evento creato e finanziato da una banca centrale africana…scherzando racconta che “se non fossimo stati invitati, difficilmente avremmo fatto una vacanza ad Addis Ababa”.

L’evento è stato organizzato nell’hotel Hilton dove soggiornavamo, questa struttura è stata aperta nel 1968 quando Haile Selassie era ancora al potere e conserva ancora decenni e decenni di “africanismi”. Era il posto dove gli europei espatriati e gli africani si incontravano, i dipinti alle pareti sono rappresentazioni figurative o astratte che raccontano un’Africa immortale. Ci sono delle croci etiopi e la lobby sembra quasi venire fuori da una vecchia pellicola, tutto ha un sapore lungo 70 anni.

Fuori il tempo è vicino al temporale, perfetto per uno shooting fotografico! Addis Abbaba è una città giungla, alberi tropicali e quartieri fatiscenti sono dappertutto, le strade sono un incubo, senza semafori e senza segnali stradali. Il nostro autista deve mantenere la calma, ma è difficile con le macchine che attraversano la strada in tutte le direzioni, abbiamo visitato il centro città dove ci sono edifici in stile coloniale italiano. Tutto è abbandonato e la polvere e il tempo ha reso gli edifici rovine.

I mercati dove abbiamo girovagato sono pieni di tutti i prodotti che possiate immaginare, disposti in un arcobaleno di colori. Il giallo e il verde della bandiera dell’Etiopia è dappertutto. Nei mercati e fra le diverse popolazioni che abitano la città puoi sentire l’energia che scaturisce da Addis Abbaba.
A parte l’organizzata disorganizzazione della città, la bellezza è ad ogni angolo…è in ogni persona che abbiamo incontrato e in ognuna delle esperienze che abbiamo vissuto. Ce ne andiamo con moltissime belle immagini e sorrisi.


Moroccan/Israeli fashion designer Arsti Ifrach has lived and worked in Marrakech for the past two and a half years. After having lived in Tel Aviv, Paris and Amsterdam, he says that it is the most inspiring place he has ever been. Living there he is like a fish in water.

He absorbs and is inspired by the Marrakech environment. Since living in Morroco he has reworked his traditional clothing designs. Now he cuts from material used for cushions and designs coats made from rugs. His most recent collection is an hommage to Africa. Although he has never travelled in Africa (outside of North Africa), his imagination is active enough to work from a childhood dream of going there.

His designs start from his inner life and he doesn’t care much for or pay much attention to fashion trends. Artsi recently received an invitation to represent Morocco in Addis Ababa for a fashion show celebrating twenty years of African trade, An event created and financed by an African central bank (faut etre un peu plus specifique sur quelle « trade ») If we hadn’t been invited the chances were slim that we would have spent a vacation in Addis Ababa.

The show took place in the Hilton where we stayed. The hotel opened in 1968 while Haile Selassie was in power. It has all the reminders of a decade of Africanism. It was a place where European expatraites and Africans met. The paintings hung on the walls, representational or abstract, depict an immortal Africa. There are Ethiopian crosses, and the lobby looks like something from an old film. It is a feeling of 70 years ago.

Outside, the weather is stormy. Perfect for shooting photos! Simple walks turn into expeditions. Addis Abbaba is a jungle city. Tropical trees and shanty neighborhoods are everywhere. The roads are a nightmare, with no traffic lights, no right-of-way. Cars criss-cross in every direction but our driver was always calm and collected. We visited the center of town where there are Italian colonial style buildings. Nothing is maintained and dust and time have ruined them. The markets where we wandered around have all kinds of products displayed in a rainbow of colors. The yellow and green of the Ethiopian flag is seen everywhere. In the markets, among the varied population of Addis Ababa, you can feels the energy of the city. Aside from the organised disorganisation of the city, we saw beauty everywhere, in every person we met and in every experience during our visit. We left in the end with nice images and smiles in our heads.