Intervista #6: Davide Ercolani

Intervista #6: Davide Ercolani

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di Emanuela Bevilacqua

Davide Ercolani è un giovane designer marchigiano trasferitosi a Milano da qualche anno, dove ha studiato presso lo IED ottenendo un BA dalla University of Westminster di Londra. Durante il suo percorso formativo si è avvicinato a entrambi gli aspetti fondanti dell’industria della moda, quello prevalentemente creativo e quello più legato al business.

Nel giugno 2012 è stato selezionato insieme ad altri studenti per un progetto di Convivio Milano: la creazione di 60 borse in canvas da vendere durante l’evento benefico per aiutare la ricerca per la lotta all’AIDS. A settembre 2013 è stato chiamato a realizzare un outfit uomo da esporre per una settimana in vetrina presso laRinascente di Milano nell’ambito di “Campaign for Wool” di The Woolmark Company e Milano Unica. Inoltre è stato tra i finalisti al concorso di Muuse e Vogue Talents.

La sua prima collezione, con cui ha recentemente debuttato, ha uno stile lineare e strutturato, ma allo stesso tempo morbido e confortevole grazie all’uso di cashmere e lana merino. I colori giocano un ruolo fondamentale, pochi ma sapientemente accostati, risaltano le trasparenze e i tagli degli abiti.

Raccontaci della tua ultima collezione

La collezione “Life as Vita” è dedicata a mia nonna Vita, che iniziò a produrre oggetti in maglieria quando aveva solamente 16 anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale usava la lana vecchia per confezionare maglioncini per le signore del suo paese d’origine. Amava la maglieria più di ogni altra forma d’abbigliamento. Si sposò a 17 anni e divenne successivamente madre di cinque figli. Andò a Milano a 19 anni per comprare la sua prima macchina da maglieria, che tuttora possiede. Non è stata solo una “designer antelitteram”, ma anche un’imprenditrice e promotrice del lavoro, soprattutto femminile. I clienti avevano fiducia in lei per i suoi prodotti e la sua capacità di fare business in un mondo dominato principalmente da uomini. Gli USA erano un importante mercato dopo gli anni della ricostruzione ed è per questo che ha voluto conquistarlo, andandoci molteplici volte per vendere i suoi capi con il marchio “Life”, un nome, un simbolo. La sua passione scorre nel mio sangue, ed in parte ha contribuito alla mia decisione di diventare designer, mi è venuto quindi spontaneo dedicarle la mia collezione di debutto. Così come a tutte le donne come lei. Donne che hanno vissuto intensamente, amato con passione ed avuto un lavoro che le ha gratificate. Gli uomini le ammirano e si adattano ai loro codici, anche nell’abbigliamento. Le linee e le forme della collezione sono contemporanee e nello stesso tempo atemporali. I grattacieli di Manhattan percorrono tutto il corpo tramutandosi in linee continue o spezzate da pattern geometrici. I colori sono quelli del traffico di NYC ma anche quelli dell’alba, come quando la notte si tramuta in un nuovo giorno. Piena di colore, piena d’impatto, di Vita.

Quando è iniziata la tua avventura nel mondo della moda?

Tutto è iniziato tre anni fa con il trasferimento a Milano e l’ingresso allo IED Moda. Negli ultimi anni del liceo classico ho capito che la moda non è solo immagine o un vestito, è anche business, è espressione di come ci approcciamo al mondo, è cultura universale. Ho voluto fortemente farne parte e l’ho scelta come oggetto dei miei studi e per la mia professione. Questo grazie anche alla mia famiglia che mi ha sostenuto fin dal principio.

Da dove trai l’ispirazione per le tue creazioni?

Tutto ha inizio dal filo, dai teletti e dai colori. Sono molto materico. Vedere fili intersecarsi e creare forme nuove ha per me un grande fascino. Mi piace toccare le fibre e i tessuti prima di plasmarli su un manichino, o creare intarsi e nuove geometrie sopra un tavolo. Sono sempre attento a dare una forte valenza di vestibilità ai miei abiti, mi piace vederli indossare alle persone che mi sono attorno e conciliare innovazione, bellezza e tecnica con la vestibilità ed è sempre una bella sfida! E’ per questo che amo particolarmente la maglieria: ti permette di creare abiti architettonici ma nello stesso tempo estremamente comodi e performanti.

Qual è la tua icona di stile?

Nel disegnare una collezione non mi è ancora capitato di rifarmi ad una precisa icona, che può essere del passato o del presente. Cerco piuttosto di avere uno sguardo ampio su quella che è la società in cui viviamo e le persone che ne fanno parte, specialmente quelle che vorrei vedere con addosso i miei capi.

Quali sono le difficoltà che un giovane stilista affronta in Italia?

Certamente la distribuzione è molto difficile da permeare, soprattutto in questo contesto economico che stiamo attraversando. Tuttavia guardo al domani con ottimismo, viviamo nella nazione con il più alto tasso di bellezza al mondo e la moda italiana a gran titolo rientra in questa categoria. La moda è una bandiera del nostro paese ovunque e in Italia molte testate, aziende e associazioni stanno facendo molto per accrescere la visibilità su noi giovani stilisti. Questo è molto importante.

Quali progetti per il futuro?

Continuare a dedicarmi a progetti e concorsi volti ai giovani designer e avere la possibilità di sperimentare nuove tecniche creando altre collezioni.

Foto Perla Sardella

Info:

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