Francesco Romoli e le sue Imaginary Towns

Francesco Romoli e le sue Imaginary Towns

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Francesco Romoli, giovane fotografo pisano, con la serie Imaginary towns propone squarci di grande poesia e suggestione: luci calde che si stagliano su edifici spesso in rovina, scenari desolati a raccontare una contemporaneità fatta spesso di malinconia, immagini che sanno mescolare attesa e rassegnazione; e personaggi che fronteggiano tutto questo, quasi come nuovi eroi chiamati a fare i conti con la solitudine.

Palazzi in rovina, perduti in qualche deserto oltre la realtà. Riflessi di quello che è stato. Personaggi che abitano case che non esistono più. Un mondo proiettato o perduto oltre i confini di un universo dove si disegnano e si raccontano le avventure di esseri fragili che ignorano perché siano nati. E ai quali non basteranno duemila anni per diventare grandi.

Questo è il mondo immaginato da Francesco Romoli, un mondo che nasce sul nostro, immaginario, fantastico, inquietante. Ma è un mondo poi così lontano?

Le immagini di questa serie rappresentano la perdita dell’equilibrio, l’instabilità del mondo e il senso di precario che ne consegue. E’ l’ora che se ne va, è la terra che scappa sotto i piedi, è la vita di ogni giorno con i suoi tempi molto rapidi e i molti vuoti di senso. E’ l’inganno di una società dei consumi che crea bisogni illusori ma che dietro la facciata non offre nulla. Le città di cartone sono al tempo stesso opprimenti prigioni e strutture tragicamente fragili e precarie, che possono imprigionare solo chi crede di non avere una scelta. E l’uomo è da solo perché deve trovare da solo un motivo per vivere.

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