International Museum of Childrens Art di Oslo

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International Museum of Childrens Art di Oslo

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Una casetta di legno, rossa e con le tegole del tetto allegramente spioventi per far cadere meglio la neve, una fila di passeggini e skate parcheggiati nel giardino pieno di statue colorate: dopo venti minuti di tram e altrettanti di metro sono arrivata all’International Museum of Childrens Art di Oslo.

Fuori si gela, anche se qui siamo in piena primavera, e per fortuna che c’è il sole. Io e mio figlio Federico entriamo in quello che ci sembra a tutti gli effetti essere un piccolo mondo dei balocchi. All’ingresso un allegro spogliatoio ci invita in tutte le lingue del mondo a toglierci scarpe e giacche e a seguire la freccia. Siamo contenti di liberarci degli scarponcini e di far muovere nei calzettoni colorati i piedi infreddoliti. Dentro ogni ambiente norvegese il clima è perfetto, estate piena. Io decido di togliermi anche la felpa tecnica. Federico corre, preso da un istinto verso la prima stanza, anche io lo seguo incuiriosita e resto come lui abbagliata dalla moltitudine di colori, disegni, statue, pupazzi di tutte le forme che animano le pareti della stanza, e che sembrano perdersi in un vortice infinito che riempie tutto lo sguardo. Una bella scala stile inglese ci fa capire che i piani sono tre. Tiro fuori dalla tasca del pantalone la mia Nikon per immortalare l’attimo ma il ragazzo alla reception (un cubo colorato pieno di pastelli e libri) mi dice che non si può. E’ vietato!

Capisco e rispetto, anche perchè intorno a me ci sono una moltitudine di bimbi, intendo quindi che è per la loro privacy e non per altro. Federico è già volato al piano di sopra. Lo trovo presissimo da una lezione di tamburi (obbligatoriamente in norvegese!) e se la cava niente male per i suoi sei anni. Io mi perdo a guardare i tanti laboratori attivi nelle varie stanze: musica, pittura, teatro-burattini, manipolazione, collage, disegno libero, stanza creativa ambient. E ovunque disegni e disegni e ancora disegni appesi al muro collezionati e rilegati in enormi libroni, video interattivi e poi arte scultura proveniente dai bambini di tutte le città del pianeta. Mi viene spontaneo chiacchierare con l’insegnante del laboratorio di disegno.

Le chiedo da brava italiana attonita se lei sia una volontaria (osservando lo slancio con cui anima il lavoro dei piccoli artisti) e la sua risposta quasi più attonita della mia è certo che no, ha un normale contratto di lavoro e uno stipendio di tutto rispetto, la casa museo è finanziata dal governo egregiamente. Faccio finta di non pensare alla mia città per non finire in inutili paragoni, ma è inevitabile, un po’ mi viene da riflettere, ma subito la risata di Federico attira la mia attenzione. Lo guardo mentre sta giocando con i burattini insieme ad una bambina orientale, un bimbo africano e due gemelli norvegesi, incredibile, si capiscono alla perfezione! Un ragazzo mi porge due adesivi da attaccare sulla camicia, con quelli ora siamo parte attiva del gruppo. Facciamo praticamente di tutto, dall’inventarci storie con i burattini fatti dai bambini, fino ad incollare su enormi cartoncini colorati stelline brillanti e personaggi disegnati e stampati con macchinette speciali. L’uomo dei tamburi ci dice che è iniziata la lezione di chitarra e poi c’è la votazione per il disegno più bello esposto nella galleria. In un angolo si possono sfogliare libri in tutte le lingue e costruire castelli.

Inutile dire che il tempo vola. Alla fine salutando gli altri partecipanti della giornata mi chiedo come sarebbe organizzare con loro una giornata tutta dedicata alla scrittura, non per niente, ma non mi è sembrato che quest’attività fosse in cartellone …

per informazioni:mail@childrensart.com

address:Lille Froens vei, 40371, Oslo, Norway

www.childrensart.com

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