Quello che le lettere non dicono

Quello che le lettere non dicono

203

imbuto

 

Questo articolo ha a che fare con un trasloco una mattina di febbraio, la mia passeggiata pomeridiana di qualche giorno fa prima di cadere dalla bicicletta e la calligrafia artistica di Monica Dengo.

 

Come titola sempre la settimana enigmistica in una delle sue colonnine in basso a destra della pagina “forse non tutti sanno che”, personalmente ho scoperto che la nostra scrittura in corsivo, ossia quella che fin da piccoli impariamo a scuola, ha ben poco a che vedere con quella reale da cui proviene. Monica Dengo, insieme con Laura Bavar (testista presso l’U.O di neuropsichiatria di Trieste) per quanto riguarda l’approccio dell’insegnamento calligrafico rivolto ai bambini, portano avanti da diversi anni quella che io definisco una “pura crociata culturale italiana”, tenendo corsi di scrittura a mano un po’ in tutte le parti del mondo (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Belgio). Ma che cos’è la scrittura a mano? In realtà dovrebbe essere una nostra libera espressione di pensiero senza tanti vincoli quadrettati sui fogli o di righe approssimative. La bellezza del testo scritto in sé, con tutte le sue forme e i suoi abbellimenti, partendo dal gesto che compie la mano nell’impugnare la penna fino alla piena libertà di movimento, spesse volte il più semplice, per dare forma alle parole della mente. Si può leggere nel suo sito www.monicadengo.com che “la scrittura a mano è un modo di registrare i pensieri, è un atto di libertà”. Mi piace, trovo davvero importante che qualcuno studiando impari a raccontare a qualcun altro che il passato “insegna” e che spesso allontanarsi dal vecchio abbandonandone tutti i concetti anche i migliori arreca non pochi danni al presente. Scrivere a mano, avere cura di capire perchè le lettere corsive scelgano di muoversi in una certa direzione, perchè una effe o una emme abbiano così morbidamente dentro una quantità infinita di sensazioni emotive e di tatto da inchiostro. I corsi della Dengo e di Laura Bavar sono rivolti soprattutto a quegli insegnanti, docenti, educatori e fondamentalmente a tutti quei genitori che vogliono capire perchè spesso dietro un disagio ci sia una parola insegnata magari nel modo sbagliato. La disgrafia, tema di cui mi piacerebbe occuparmi in un prossimo post, è forse l’esempio più chiaro del disagio che spesse volte offre una chiave di lettura per il comportamento di un bambino. Un bambino che scrive è un quaderno aperto, e dico quaderno e non quadernone, perchè a sentire le esperte gli insegnanti di oggi non sanno che far iniziare un percorso di apprendimento alla scrittura ad un bimbo di prima elementare spesse volte non è supportato dai materiali giusti come il vecchio quaderno in formato oggi diremmo forse A5. Perchè il bambino che allunga il braccio sul grosso quadernone dalla copertina colorata e super pagata, compie uno sforzo di concentrazione e controllo della sua prima parolina scritta (e lo si può notare perchè molti dei nostri bimbi oggi studiano in piedi o mal accomodati sulla sedia) maggiore e senza che la l’insegnante o la mamma ne intendano il motivo. Monica Dengo insegna agli adulti, ma quando le ho chiesto di fare riferimento al comportamento dei bambini rispetto alla sua esperienza con i grandi, lei mi ha risposto che il bisogno che gli adulti hanno di ritornare e apprendere la vera scrittura manuale le ha fatto capire quanto questa sia poco coltivata nei primi anni dell’apprendimento. Insegnare ai bambini i modelli di scrittura a scuola cercando di partire dalla loro reale provenienza e rendendoli più facili e semplici da apprendere, ecco a cosa puntano i corsi di scrittura a mano, soprattutto cercando sempre di mantenere un contatto diretto con il disegno, altra forma espressiva fondamentale per un bambino. Books by Hand, ad esempio è un workshop di calligrafia che si tiene ogni anno ad Arezzo. I partecipanti con Monica Dengo imparano a sviluppare una propria scrittura “italica” con speciale attenzione ad ogni singola lettera. A Venezia invece in collaborazione con l’Associazione Barchetta Blu, Monica tiene corsi per insegnanti ed educatori che hanno a cuore la scrittura dei bambini.

 

Ecco perchè tra i tanti scatoloni di una vecchia casa di famiglia qualche giorno fa è spuntato un grosso librone (datato un bel po’ di tempo fa circa 1665), forse perchè dopo l’intervista con Monica mi ci soffermassi in maniera diversa mentre cercavo di staccare le pagine inumidite dalla cantina, e forse non è un caso che qualche giorno fa da un rigattiere del centro storico ho comprato per tre euro (spese bene!) quattro lettere illustrate degli anni settanta, di quelle che le nostre maestre appiccicavano alla parete e che noi restavamo a guardare per interi minuti prima di capire che la “i” maiuscolo corsivo aveva proprio quella curva così. Di sicuro la prossima volta quando incontrerò i bambini per il corso di scrittura avrò da raccontargli qualcosa in più di veramente interessante e non è escluso che sopra, qualcuno di loro, ci scriva una bella storia.

 

Per altre info su Monica Dengo e sul suo lavoro www.freehandwriting.net