DOTE DI DOMENICO PELLEGRINO

DOTE DI DOMENICO PELLEGRINO

363

Un sistema interattivo, un tappeto di volti da attraversare, da calpestare. Facce qualunque, di gente incontrata per strada, a saturare il suolo, come una grana fitta fitta sotto i piedi, dalla quale i passi dei visitatori faranno apparire le tradizionali luminarie natalizie.


 

Giovedì 20 dicembre ore 18.00 opening dell’installazione DOTE DI DOMENICO PELLEGRINO | Tempietto della musica | piazza Castelnuovo | Palermo | fino al 6 gennaio 2013

Il progetto prodotto ed organizzato da bquadro eventi e comunicazione è inserito nel calendario Natale 2013 del Comune di Palermo

Un tappeto di volti da attraversare, da calpestare. Facce qualunque, a saturare il suolo, come una grana fitta fitta sotto ai piedi. Il miraggio di una moltitudine silenziosa: quasi provando a ritrovare se stessi, in mezzo a tutti questi volti sparsi, si scrutano i lineamenti, i dettagli, le forme fragili emerse. Domenico Pellegrino la immagina così, la sua installazione per Palermo. E sceglie, per questa proiezione dall’alto, lo spazio circoscritto e prezioso del Tempietto della Musica, in Piazza Castelnuovo. Piuttosto che il clamore di una grande proiezione sparata sulla facciata di un palazzo, sceglie un luogo intimo, in cui lo stupore possa essere racchiuso e poi dischiuso, lentamente, ad ogni ingresso, ad ogni passo. Entrare e trovarsi in una scatola di luce, disegnata nel volume della notte. La proiezione al suolo suggerisce il gioco dell’interazione: un po’ sulla scia dei grandi allestimenti interattivi di Studio Azzurro, Pellegrino progetta un dispositivo tecnologico che regola le mutazioni video-luminose in relazione all’incedere dello spettatore. È il passo stesso ad attivare la macchina ed è il pubblico a scrivere ogni volta un nuovo racconto in movimento.

Ma da dove arrivano questi volti? A chi appartengono? A tutti, come a nessuno. Volti qualunque, per l’appunto, rubati alle strade, ai luoghi del quotidiano, alla bellezza dell’anonimato. Folle, con tutto quel patrimonio confuso di azioni, di memorie, di gesti, di sguardi, di oggetti, di paesaggi avuti in dote. Su queste immagini, fotografate, scansionate, tramutate in segni digitali e poi resuscitate nella luce del proiettore, si innestano trame sottili, intrecci di cui ancora si avverte il peso della mano, l’eco del lavoro fisico. Nella vecchia serie “Dote” erano dei frammenti di merletto a fondersi con l’incarnato, secondo armonie e contrasti calibrati digitalmente. Tatuaggio impossibile, mutazione quasi invisibile: forse una sorta di identificazione tra la memoria di una tradizione artigianale, tutta locale, e la concretezza del corpo, della presenza. Identità in transito. Stavolta ai disegni del pizzo si sostituiscono quelli delle luminarie, arabeschi di festa, anche qui legati alla storia della città: nell’innesto si ridefiniscono i connotati di volti indistinti, mimetizzati con l’architettura. Un’articolazione di sovrapposizioni, nel tentativo di suggerire allo spettatore la possibilità di una identificazione: l’immagine proiettata si fa specchio in cui cercarsi, lo spazio architettonico si fa congegno interattivo, mentre la memoria collettiva, descritta da oggetti e rituali antichi, si fa occasione per una nuova scrittura visiva. (testo di Helga Marsala)

 

info: www.bquadro.org