Giuliano Sangiorgi “Lo spacciatore di carne”, Einaudi Stile Libero.

Giuliano Sangiorgi “Lo spacciatore di carne”, Einaudi Stile Libero.

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È un libro che non ti lascia indifferente nel bene e nel male, non si lascia abbandonare, è un continuo on/off, luce e buio come l’alternanza che si ha quando il treno attraversa una galleria, e il treno è uno dei protagonisti: un treno che collega la Puglia a Bologna, un treno che fugge via dalla provincia con un futuro impacchettato da altri per raggiungere un presente impacchettato in giornate che scappano via come gli alberi dal finestrino di un intercity. Edo non vuole vivere come suo padre, la macelleria di famiglia, con le sue pareti sporche di sangue é il luogo di una scena che per sempre inseguirà il protagonista, che per sempre tenterà di sfuggirgli. Edo accetta senza voglia di trasferirsi a Bologna. Un altrove qualunque, basta che sia il più lontano possibile da suo padre, e dai brandelli di carne del suo lavoro, ma si ritrova a vivere brandelli di vita a cui cerca di trovare un senso attraverso un amore, attraverso la droga: il disperato tentativo di trovare un senso alla vita che gli si costruisce attorno e che sembra non avere un centro. Il rosso del sangue non lo abbandona neanche a migliaia di km da casa: sono esangui i suoi gesti, è un vampiro di vita che però non trova il sangue che dovrebbe rianimarlo, la carne del padre diventa in un gioco di sopravvivenza il suo unico sostentamento e inizia a spacciarla per nutrire la sua di carne. L’esordio di Giuliano Sangiorgi è un tiro di dadi, un azzardo forse, e ha bisogno di dimenticare la voce dei Negramaro per essere compreso appieno. Le pagine scorrono velocemente fra le dita complici un linguaggio molto attento e un immaginario che si nutre di metafore che hanno a che fare con i colori, con la natura, con luce e ombra, ma è un romanzo che ha bisogno di un po’ di tempo per essere capito, per andare oltre al linguaggio che a volte può sembrare troppo barocco, alle immagini che a volte paiono troppo rumorose. Un romanzo di formazione (o di ricerca della stessa), una corsa verso non si sa bene dove, un protagonista che gira in tondo con tutta la forza che ha, con tutta la forza rimasta e che si aggrappa ai brandelli di vita che riesce a mettersi sotto i denti, fugge dai brandelli di carne di suo padre ed è costretto ad accontentarsi di brandelli di un’esistenza che ricerca la sua ragion d’essere, la sua origine, la sua fine. È un esordio interessante, un romanzo con capitoli brevi che fa delle descrizioni fulminanti di certi stati d’animo il suo punto di forza, forse la storia si sfilaccia un po’ troppo e a volte sembra scomparire tra le pagine ma il linguaggio ha una sua forza, un suo ritmo e una sua melodia che una volta capita si fa leggere con piacere.