“Il visitatore” con Haber e Boni

“Il visitatore” con Haber e Boni

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Di Laura Bercioux

Il Visitatore di Eric Emmanuel Schmitt ha fatto registrare il tutto esaurito da quando è iniziata la tournée.
Anche al Teatro Biondo, completamente rinnovato e diretto da Roberto Alajmo con la grandissima Emma Dante alla direzione della scuola arti e mestieri dello spettacolo, si è ripetuto lo stesso successo che vede protagonista Alessio Boni e Alessandro Haber. Una pièce memorabile, intensa, vibrante che ti lascia inchiodato alla sedia per novanta minuti e non ti accorgi di essere in un dramma bensì in una commedia brillante, leggera e intelligente, commovente, che immerge lo spettatore sulle domande esistenziali tra ateismo e fede. Alessio Boni, dopo Ulisse e Caravaggio, dà grande prova d’attore in questo lavoro teatrale, si assiste al dialogo tra uno strano visitatore e Freud, nella cui casa si è introdotto, non si sa come: un dialogo profondo tra Dio e Freud.
Con il padre della psicoanalisi, interpretato dal magistrale Alessandro Haber, nasce un vero e proprio duello di concetti, opinioni che fanno riflettere, che sollevano dubbi. L’incontro tra i due si svolge in pieno nazismo nel periodo in cui l’Austria è annessa alla Germania nel 1938 dove l’uomo è capace di scatenare l’orrore del male con le persecuzioni agli ebrei. Un dialogo tra Dio e Freud che focalizza la grande crisi dell’uomo, tra un Freud che, prossimo alla morte perché ammalato di tumore, diventa quasi un bambino ma che s’immerge in questo strano dialogo con Dio. Proprio colui che sosteneva che Dio “è una pura invenzione del genio umano o una pura allucinazione”, in questo dialogo, è fortemente assalito dai dubbi entrando in questo strano gioco dove però si trova bene ma ha paura di credere. La bellezza di questo spettacolo importante e coinvolgente offre la possibilità di poter riflettere e di porsi domande secondo la propria coscienza. E’ la magia che solo il teatro, in questo caso, non dà risposte, ma offre alle nostre coscienze la libertà di sentirlo secondo i propri canoni esistenziali. Assistiamo a un braccio di ferro tra un ateo puro e Dio, un Dio provocatore e un Freud che combatte con tutto il suo sapere e la sua scienza. Un testo che fa riflettere sull’amore, sul bene,sul male, sulla fede provocando sicuramente…. ragionevoli dubbi.