UN HOTEL A REGOLA D’ARTE

UN HOTEL A REGOLA D’ARTE

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Non è solo un albergo. Non è solo un’installazione d’arte. L’Alexander Museum Palace Hotel nasce dalla contaminazione tra soggiorno turistico ed evento culturale. Succede a Pesaro.

 

Le sue porte si sono aperte al pubblico nel giugno 2012. Ma la storia dell’Alexander inizia nel 2008 con un’intuizione del conte Alessandro Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, proprietario dell’hotel.

Lui – scrittore, poeta, pittore e scultore – vuole coinvolgere gli ospiti in quello che definisce il “suo sogno artistico” e recluta due architetti, tre ingegneri e un centinaio di artisti. Si lavora per quattro anni per realizzare un’opera imponente: fuori è una bianchissima architettura-scultura di nove piani che domina il lungomare, dentro è una complessa installazione d’arte.

Arnaldo Pomodoro, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Sandro Chia sono solo alcuni dei complici che hanno contribuito con le loro creazioni a realizzare una performance permanente: ogni stanza, ogni angolo, ogni dettaglio porta la firma di un artista, affermato o emergente.

Il biglietto da visita dell’hotel è una stele di 16 metri firmata Cucchi. Posta all’ingresso della struttura, svela agli ospiti il senso dell’Alexander: un luogo in cui l’arte sovrasta il singolo, lo ingloba e lo coinvolge.

Nessuna sorpresa, quindi, una volta varcate le soglie dell’hotel.

In un universo dove l’arte diventa esperienza totalizzante, trovano ragione d’essere le 63 camere realizzate da 75 artisti. In esse ogni dettaglio, dalla porta d’ingresso al design interno, è il risultato dello sforzo creativo del suo ideatore; ogni firma porta con sé materiali eterogenei (dal ferro, al plexiglass, alla resina) e tecniche diverse (dripping, matita, découpage).

Il tutto inserito in un contenitore candido e asettico, dove il bianco di pareti, letti, armadi e sanitari rappresenta una sfida alla creatività dell’artista, chiamato all’invasione dello spazio attraverso centimetri di forme e colori.

Anche la reception, i corridoi, i ristoranti, la piscina e tutti gli ambienti comuni hanno ceduto al contagio: 25 stili di altrettanti artisti hanno assicurato a questi spazi la vittoria della fantasia sull’anonimato dei non-luoghi.

E siccome la creazione artistica è tutto fuorché statica, ecco che l’Alexander Museum Palace Hotel si presta a nuovi giochi creativi: gli ospiti possono scegliere di essere coinvolti in un inebriante gioco di ruolo e diventare a loro volta autori. Do ut des: l’opera realizzata quale (parziale) pagamento del soggiorno.

Artisti di tutto il mondo, a voi raccogliere la sfida.

 

 

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La living room decorata da Davide Dall’Osso

 

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“White room” di Domenico Borrelli (camera 118)

 

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“Sulle ali del sogno” di Mauro Brattini (camera 110)

 

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“Squiddiva” di Bruno Pegoretti (camera 206)