Stefania Figuccia

Stefania Figuccia

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….A Marettimo si respira l’aria fresca di montagna e anche il mare ha un altro sguardo, più cupo e ardente. Il paese è concentrato vicino al porto, le case sembrano rannicchiarsi e stringersi una contro l’altra per ripararsi dal forte vento che spesso tormenta l’Isola, ma che la gente del posto sembra tollerare con amore e pazienza. Erano trascorsi due giorni e il mio brevissimo soggiorno era arrivato a conclusione, la sveglia aveva suonato senza essere ascoltata e avevo perso l’aliscafo del ritorno. Dopo un iniziale momento di panico decisi comunque di correre con le valigie verso il porto, ma il mio passo fu rallentato dagli sguardi ironici della gente. Tutti, tranne me, avevano intuito che quel vento avrebbe annullato il viaggio di ritorno: quello che avevo perso sarebbe stato l’ultimo aliscafo dei successivi due giorni…

. Da Marettimo partiva solo un ultimo traghetto qualche ora dopo ma, osservando le onde del mare, preferii aspettare. Rimasi comunque sulla panchina del porto ad osservarlo arrivare (esattamente come faceva la gente del posto): oscillava da un lato all’altro con un movimento che anche a distanza provocava un principio di conato di vomito. Grande idea quella di non prenderlo. Negli ultimi due giorni ho notato la vita negli interni delle case che, a differenza di quelle di Favignana, sono come tane, sigillate da tende e imposte chiuse. Dagli interni non provengono rumori di alcun tipo, niente musica, niente chiacchiere o discussioni, niente tv ad alto volume. Credo che quello sia il regno solitario delle donne che non ho visto durante quei giorni. Marettimo è stata la rivelazione di questo viaggio. La immagino sempre lì, in mezzo al mare agitato, a continuare la sua vita con il suo aspetto malinconico e attraente. Tornando in città risulta difficile continuare a credere che quella realtà continui a esistere, anche lontana dagli occhi; le isole quando non le si vede si dissolvono, sprofondano nel mare e i suoi abitanti con loro. La prova della loro esistenza è data solo da qualche articolo sul giornale che racconta in breve dei difficili collegamenti o dei giorni di isolamento durante i giorni di maltempo. Le isole sono il luogo della contraddizione, entrambe le facce della moneta. Vi andiamo d’estate per sfuggire alla città, ai problemi sentimentali, alla noia, andiamo per dimenticare e le rendiamo luoghi di libertà, scrigni del sole e del benessere. Ma poi a settembre torniamo alla nostra vita e le abbandoniamo, ignari della loro imminente trasformazione. “Il Paesaggio Trascurato” non è un reportage sulle Isole Egadi in inverno, ma la testimonianza di un paesaggio censurato in quanto poco commerciale. È il ritratto di una presenza umana che si manifesta solamente come figura fantasmagorica o come luce d’interni, di un mondo in cui sono gli animali a popolare gli spazi.”Tratto da ” Il Paesaggio Trascurato”di Stefania Figucciawww.behance.net/erounavolta