“DIES DE DANSA e l’energia di Laila Tafur”

“DIES DE DANSA e l’energia di Laila Tafur”

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“Dies de Dansa” è un festival di danza contemporanea e “passaggi urbani”, organizzato dall’Associaciò Maratò de l’Espectacle, sotto la direzione artistica di Juan Eduardo Lòpez, che si svolge ogni anno nella prima decade di luglio a Barcelona. L’edizione di quest’anno, la numero ventuno, si è svolta dal 6 al 9 di luglio, in tre città della Catalunya: Barcelona, Matarò e Sabadell, presentando un parterre di compagnie di danza contemporanea e urbana internazionali e un focus dedicato alla realtà messicana.

Compagnie consolidate della scena spagnola e catalana come Sol Picò (presente a Palermo al Teatro Libero tanti anni fa), Jordi Cortès, Sònia Gòmez, e soprattutto Israel Galván – affermato danzatore e coreografo del nuovo flamenco, primo artista spagnolo in residenza al Théâtre de La Ville di Parigi – hanno condiviso scene e piazze delle città, per l’occasione trasformate in palcoscenici a cielo aperto, con giovani compagnie e performer internazionali (Bernard Bazin e Candelaria Antelo, Laila Tafur, Kaori Ito, Cie Ieto, Cie 7273) seguendo la duplice prospettiva che il direttore Lopez ha delineato così: «accostare artisti e compagnie che stanno scrivendo la storia della creazione contemporanea, con altri artisti che stanno emergendo e che stanno indagando un altro cammino». Questa duplice matrice del festival, riflette amareggiato Lopez, si scontra oggi con i tagli ai finanziamenti pubblici che mettono fortemente a rischio la continuazione della manifestazione stessa, svoltasi quest’anno soltanto per la tenacia, l’amore e la determinazione di chi ci crede, insieme alla forte collaborazione delle compagne ospiti. Sarà inevitabilmente più difficile poter programmare in assenza di fondi certi e sicuri, chiosa Lopez. Ma non per questo “DIES DE DANSA” edizione 2012 manca di vitalità e capacità progettuale (al festival è stata presentata da parte di una rete di compagnie e promotori un progetto europeo dedicato alle “dancing cities”).

Un connubio molto interessante, vitale e ricco di propositi, quello tra la danza contemporanea e la danza urbana, che sempre di più negli ultimi anni si sta affermando quale realtà presente in numerosi festival ed eventi europei e non solo, conducendo una particolare ricerca sulle contaminazioni tra linguaggi coreografici contemporanei e le dimensioni urbane e metropolitane, ripensando e concependo un nuovo approccio agli spazi e alle architetture delle città. Un progetto ricco che incentra l’attenzione sulle funzioni e l’importanza della pratica della danza, unita alla valorizzazione dei paesaggi urbani, attraverso alfabeti appartenenti a codici espressivi moderni e legati all’innovazione.

Tra le proposte viste il lavoro di Laila Tafur ha colpito positivamente sia il pubblico, sia il folto gruppo di noi operatori. La sua creazione s’inserisce in una linea molto performativa della danza contemporanea, attraverso una ricerca costante sul linguaggio stesso della danza.

Laila Tafur lavora abitualmente sul concetto di frontiera, tra l’immagine e l’azione, la performance e l’installazione. Una frontiera ricca di sconfinamenti, dove la danza e il movimento coreutico si fanno servi di una commistione di linguaggi e codici che pescano nei bacini dell’arte plastica contemporanea, nell’immaginario collettivo, e anche nella tradizione e nella storia come quella del flamenco, che in questa edizione del festival sottende molte creazioni, proponendo la sua rivisitazione quale leitmotiv della concezione coreografica contemporanea spagnola.

Artista dalla forte fisicità moderna, a tratti dai sapori androgini, Laila Tafur ha proposto due creazioni: “Camaròn vs M. Jackson” e “Mi Arma”. La prima è uno studio sul flamenco; una ricerca costante e purissima sul suo gesto scarno ed essenziale, cristallizzandone la posa e giocando a tratti con molta ironia tra silenzi e litanie tipiche della musica del flamenco. Una creazione caratterizzata, dunque, da una grande energia, un gesto solido, preciso e ben disciplinato ben inserito nella tessitura ‘drammaturgica’ della coreografia. “Camaròn vs M. Jackson” è flamenco senza esserlo, un ponte tra questo e quello, tra puristi e contemporanei, collocandosi sulla strada di mezzo, dove qualcosa comincia a tracciarsi, ma non è del tutto tracciata, vivendo una costante identità dinamica.

“Mi Arma”, la seconda creazione, è invece una crepa dove si annidano e si incrociano i germi del flamenco e del western, entrambi da un punto di vista contemporaneo. C’è la storia, c’è il racconto. C’è la condizione del deserto che, come nel western, riduce l’uomo ad una mera silhouette. Silhouette che inevitabilmente si ribella, producendosi in un atto a tratti ridicolo, come quello di sfidare la morte, tema ricorrente. Western e Flamenco che ci conducono alla morte in e con un duello.

Una ricerca costante e rigorosa segna il percorso professionale di Laila Tafur. La sua carriera inizia tra Reykiavik, Berlino, Lisbona, Copenaghen, Barcelona, Ibiza e Granada, accumulando un ricco bagaglio di esperienze e specializzazioni, e dunque risposte alla sua domanda costante su cosa sia “performar” (‘performare’) e anche su dove sia diretta oggi la danza.

“Non ho ancora trovato una risposta – afferma – probabilmente è da cercare fuori dall’Europa, in un luogo che non abbia memoria della danza contemporanea, in un luogo fresco.”

“Dies De Dansa” ha dunque raggiunto il suo obiettivo di far conoscere nuovi e interessanti performer e coreografi che nel panorama europeo e non solo, sanno coniugare tradizione e innovazione attraverso un costante arricchimento e una rielaborazione dei linguaggi della danza. Nelle prossime settimane conosceremo meglio anche altre compagnie presenti al festival.