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Alla Gagosian Gallery di New York dal 3 Maggio al 30 Giugno 2012 " Ambienti Spaziali", un importante lavoro d'indagine senza precedenti sul lavoro di Lucio Fontana. Sei dei suoi ambienti rivoluzionari, conosciuti come Ambienti Spaziali, sono stati fedelmente ricostruiti, fornendo una prospettiva completamente nuova di oltre cento opere. Curata da Germano Celant, assistito dal direttore della Gagosian Gallery Valentina Castellani in stretta collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana di Milano, la mostra comprende numerose opere poco conosciute e riunisce una serie importante proveniente da collezioni pubbliche e private.

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Lo street artist francese JR e " the invisible man " Liu Bolin sono insieme in un articolato progetto di arte metropolitana alla Eli Klein Fine Art di Soho a New York fino all'11 maggio 2012.

JR fotografa Liu Bolin per realizzare una delle sue famose installazioni urbane, ed a sua volta viene truccato e dipinto dall'artista cinese trasformandosi egli stesso in un vero e proprio camaleonte metropolitano.

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Dal 5 Maggio al 2 Giugno MondoPOP presenta Combinatoria: prima personale in Europa dell'artista americano Dan Barry e Sogni di Zucchero: prima personale in Europa dell'artista americano Edward Robin Coronel .

 

 

"Combinatoria" di Dan Barry:

 

Barry Fiore_Di_Uccelli__3Barry Fiore_Di_Uccelli_16

 

 

Combinatoria è composta da diversi gruppi di piccole opere a tecnica mista - che vanno da "elementi botanici antropomorfi" a "giovani con teste di frutta" - da " piccole astrazioni di una parola ripetuta" a " Drippy babies". Il processo di Barry si articola in splendidi strati, gocce e sporco con immagini trovate ed usurate - con un disegno a matita meccanica ed altre forme di segno idiosincratico.

I suoi uccelli irreali, la cui fisionomia non è mai del tutto percettibile, sono i protagonisti di molte opere, quasi a significare che " l'object trouvé " nella sua unicità estetico/emozionale possa giungere in maniera inconscia dallo sguardo all'anima dello spettatore, ricreando in questo modo il processo di selezione/appropriazione compiuto dall'artista durante la loro realizzazione.

Uccelli come simbolo della libertà, come libero è Barry di rappresentare ciò che vuole ma sempre in chiave ottimistica, assemblando, ritagliando, colorando, ed infine realizzando ex novo immagini che parlano del proprio io. Un io non criptico ed impenetrabile, ma collettivo e positivo perché l'arte deve essere vissuta come ultimo baluardo della vivacità e della gioia di vivere dell'essere umano, in questo mondo sempre più preso da problemi economico/sociali in cui l'estetica ed il gusto artistico non hanno più il posto che spetterebbe loro.

Barry riporta l'arte del passato in superficie, dall'Avanguardia Americana degli anni '50 al Nouveau Rèalism europeo degli anni '60, in comune hanno proprio il loro esprimersi in libertà e l'invenzione, la rottura con gli schemi costituiti e tradizionali, un'arte che non spaventa, non inquieta, ma mette a proprio agio coloro che la guardano. Bellezza estetica ma anche calma interiore. Elementi di cui l'uomo contemporaneo è in costante ricerca per appagare il proprio senso di straniamento che la società di continuo gli procura.

Se proviamo a chiudere gli occhi dinanzi a "Dreadnaught" di Dan Barry è impossibile non pensare ad un viaggio che la nave sta compiendo, un viaggio che può rimandare ad un'esperienza personale, sicuramente positiva, perché il sole all'orizzonte anche per oggi non è tardato ad arrivare. La vita è un continuo "nostos" e anche se lo agogniamo è impossibile diventare timonieri o comandanti della nostra nave, lasciamo andare il controllo dunque e perdiamoci nei colori armonici di questi piccoli capolavori dell'artista americano! Non bisogna per forza dare delle etichette o delle nomenclature a questi manufatti, sono stati realizzati seguendo un istinto positivo e coniugando presente e passato come la carta vintage con la matita meccanica, dal collage all'assemblage ai colori acrilici. Nulla va scartato sembra dirci Dan Barry in questa mostra, presente e passato possono vivere almeno per qualche attimo, quello della creazione artistica e quello della fruizione spettatoriale sulla stessa linea d'onda, senza creare perplessità o incongruenze percettive nel pubblico.

L'oggetto artistico in queste piccole opere non è più smaterializzato né mercificato ma è reso innocuo, è "combinato" in modo da suscitare emozioni positive e nulla più, nessuna maschera quindi, esse rappresentano quello che realmente sono, il concetto è espresso mediante la figuratività.

Combinatoria sarà la prima mostra personale Dan Barry in Europa.

Barry Peach_Head_Boy

 

Dan Barry

Artista e curatore,Dan Barry è cresciuto in una fattoria del Wisconsin ed ha ricevuto una educazione alle arti tipicamente liberale e del midwestern. Sin da piccolo ha cominciato a collezionare oggetti ed immagini con cui creava poi le sue prime opere. All'età di 15 anni ha cominciato a lavorare come antiquario e con i risparmi ha potuto pagarsi gli studi d'arte. Dan colleziona, taglia, gratta, disegna ed assembla per creare le sue opere.

Il suo complesso processo di addizione e riduzione, fatto di segni e ossessive cancellature, porta le sue opere ad una storia fatta di linee, dettagli e una texture multistrato in cui le immagini originali sono il risultato di un processo purgativo e meditativo, in un mondo di umorismo ma allo stesso tempo fragile e vulnerabile.

 

 

"Sogni di Zucchero" di Edward Robin Coronel :


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Sogni di Zucchero è costituita da piccole opere - con un nuovo gruppo di personaggi, unici, increspati, pelosi, che amano i dolci, le insalate, i vizi e la carne. L'immaginazione di Coronel è stratificata, il suo processo pittorico consiste nel riportare in vita le personalità e i pensieri interiori della sua nuova collezione di personaggi.

Sono gli animali i protagonisti assoluti delle opere di Coronel, gli esseri più dolci che molto spesso accompagnano il nostro percorso quotidiano e lo rendono meno pesante con le loro coccole i loro giochi ed il loro amore incondizionato. Animali golosi, animali che molto spesso viziamo con cibi prelibati appositamente confezionati per loro, e perché no animali sognanti. I loro sogni sono più semplici dei nostri perché per loro fortuna, anche se non tutti, non affrontano i problemi che la società civile ogni giorno ci presenta. Sognano un dolcetto, una carezza del padroncino o di correre con gli amici in campi sterminati e fioriti a primavera.

Questa mostra di Edward Robin Coronel fornisce un esempio di come l'arte possa rappresentare anche la semplicità e l'innocenza, dove la violenza non è contemplata e ogni spettatore non può fare altro che accennare un sorriso alla vista di ognuno di questi manufatti.

La tenerezza dei volti, la ricercatezza degli indumenti, insieme ad una linea di contorno sicura e sinuosa sono tenuti insieme da una salda ricerca prospettica, fatto sorprendente se si considera che l'artista è un autodidatta. Il fondo scuro mette ancora di più in risalto i soggetti e l'analisi introspettiva che l'artista vuole dare dei suoi personaggi peluches, essi sono parlanti e comunicano con gli spettatori attraverso la loro apparenza figurativa. Le cornici debitamente accostate a questi piccoli quadri contribuiscono all'effetto d'insieme di calibrata eleganza e perizia coloristica.

I fumetti ed i cartoni animati sono la prima fonte d'ispirazione per l'artista, il quale però colloca i suoi personaggi in una sfera contemporanea dove gli animali si atteggiano a persone o le persone si rivedono negli animali. Nei vizi e nel buon cibo la differenza fra i due generi cessa di essere una barriera e diviene una similitudine. I "Sogni di Zucchero" non possono essere che sogni positivi, mai incubi, come del resto la dolcezza dei protagonisti non lascia mai la scena ad esseri mostruosi. Lasciamoci andare a queste immagini accattivanti che ci riportano all'infanzia quando in mancanza di un "pet" da coccolare ed amare ci accontentavamo di un peluche! L'amore per gli animali e le immagini ottimistiche che dominano incontrastate nelle opere dell'artista americano non presentano nulla di più da decifrare, questa è un tipo di arte esclusivamente emozionale e poco o nulla bisogna ricorrere alla decodifica percettiva, non essendo presenti significati latenti. In questo caso l'immagine è al tempo stesso significante e significato nella creazione artistica di Coronel.I colori acrilici e l'inchiostro vengono adoperati sulle tele con un ductus pittorico abbondante e pastoso e stesi in strati sovrapposti; molto spesso il colore ricopre anche i busti dei protagonisti per mettere ancora di più in risalto le peculiarità dei volti dei vari personaggi rappresentati con smorfie o sorrisi.

Sogni di Zucchero sarà la prima mostra personale di Edward Robin Coronel in Europa.

Coronel Underbite_Study

Edward Robin Coronel

Edward Robin Coronel è nato a Quezon City, nelle Filippine, ma ad un anno d'età è giunto con i genitori in un sobborgo di Chicago, dove è cresciuto. All'inizio è stato cresciuto da sua nonna materna. Ha vissuto insieme ai genitori, una nonna paterna, 5 zie materne, una sorella in una casa di tre camere da letto, sotto lo stesso tetto. A volte uno zio o due si sono aggiunti per qualche tempo. Edward comincia a rifugiarsi in un mondo tutto suo, fatto di libri, cartoni animati (quelli del sabato mattina quando poteva vederli) e i cartoon disegnati da lui stesso. I suoi personaggi avevano avventure con Captain Caveman, Merle Stubbing (dalla Love Boat) e Ms. Garrett (Facts of Life). Edward non ha una seguito nessuna scuola d'arte, ma non ha mai smesso di disegnare.

Dopo gli studi in biologia all'Università dell'Illinois e 14 anni passati a lavorare per una casa farmaceutica ora si è preso una pausa e si dedica alla sua carriera artistica. È sordo dall'orecchio sinistro. A volte potrete trovarlo mentre fa volontariato presso l'Austin Humane Society oppure mentre corre per i sentieri del Lady Bird Lake. Ma ciò che ama di più è disegnare, dipingere, lavorare nel giardino e giocare con i suoi cani Frankie & Max.

 

 

 

 

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The White Gallery Milano presenta: IVAN LEON CERULLO_ "First photographic expreriments of guitar destruction" photo performance_ MARKY RAMONE " The Ramones " 

DO YOU THINK ROCK N ROLL COULD BE PHOTOGRAPHED?

(Prime sperimentazioni fotografiche di distruzione chitarre )

 Luci crepuscolari,fiamme,esplosioni, energia e quello che si trova nelle foto di Ivan Leon Cerullo.

Nell'immaginario Rock la distruzione di una chitarra prende spazio al termine di un concerto,dopo aver

creato,costruito una performance,messo in scena il repertorio musicale e figurativo di un artista.

In questa serie di immagini una chitarra fuori dal palcoscenico viene distrutta,in luoghi irreali,senza tempo.Diversi modelli di chitarre vengono disintegrati,ognuno in modo diverso perchè diversa è la materia ed il suono che produce ogni singolo strumento.

La forza distruttiva del Rock' n Roll fotografata, e anche nel contempo ricreata fuori dal palco.

Sarà presentata una serie di fotografie che raffigurano una performance fotografica con Marky Ramone " The Ramones ".

 

Opening_

Mercoledi 2 Maggio 2012 dalle 19.00.

The White Gallery_via Felice Casati 26.Milano

 

www.ivanocerullo.com


Facebook:

http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Ivan-Leon-Cerullo-photography/187553017931209


Gallery: http://www.thewhitegallery.it/



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Mercoledì 11 Aprile 2012 08:37

2012 Faena Prize for the Arts

Il Gruppo Faena è lieto di annunciare il Premio Faena Arte 2012.Il concorso è aperto ad artisti di tutto il mondo ed al vincitore sarà concessa una sovvenzione  di 25.000 dollari,inoltre è previsto un contributo fino a 50.000 dollari per finanziare la produzione di un progetto site-specific che sarà esposto presso l'Arts Faena Center di Buenos Aires a metà del 2013 .Ancora, due menzioni speciali andranno a due altri progetti con un importo del premio di 500 dollari ciascuno.

Il vincitore sarà selezionato da una giuria internazionale che comprende lo statunitense Carlos Basualdo, curatore d'arte contemporanea al Philadelphia Museum of Art,Caroline Bourgeois, curatrice presso l'Artis / François Pinault Foundation,Inés Katzenstein, direttore del dipartimento di arte alla Torcuato di Tella University, sotto la supervisione di Ximena Caminos, direttore esecutivo del Faena Arts Center.

Inaugurato nel settembre 2011 con l'installazione "O Bicho Suspenso na Paisagem" dall'artista brasiliano Ernesto Neto, a cura della Tate Jessica Morgan, il Faena Arts Center ha accolto oltre 75.000 visitatori durante il suo debutto. Situato nella vecchia sala macchine dello storico edificio Los Molinos,punto di riferimento della Belle-Époque,il centro dispone di oltre 4.000 metri quadrati e rappresenta un ponte culturale per la città. 

 

Moduli di iscrizione, criteri, scadenze e ulteriori informazioni sono disponibili all'indirizzo:

http://www.faenaartscenter.org/premiosf~~HEAD=NNS

http://www.faenaartscenter.org/

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Dal 22 marzo la Gagosian Gallery di Roma presenta The 5-7-9 Series, una mostra di sculture di Walter De Maria.

 

Le tre opere esposte, The 5-7-9 Series (1992), Large Rod Series: Circle/Rectangle 11 (1986), The 13-Sided Open Polygon (1984), rappresentano ognuna una importante serie nell'opera di De Maria degli ultimi cinquanta anni. Pur presentando progressioni geometriche e numeriche, tali lavori combinano austere progressioni matematiche alle più intangibili qualità del sublime.


The 5-7-9 Series (1992), esposta a Roma, fa parte di una serie di tre imponenti installazioni composte da 27 elementi. Come The 4-6-8 Series (1966) e Time/Timeless/No Time (2004, facente parte della 3-4-5 Series ed in esposizione permanente presso Chichu Art Museum di Naoshima Island in Giappone), questa presenta 27 variazioni di sculture uniche, ognuna composta da tre barre verticali inserite su una base orizzontale. L'altra edizione di The 5-7-9 Series è in esposizione permanente presso la Gemäldegalerie di Berlino.

Ognuna delle barre di acciaio massiccio che compongono The 5-7-9 Series presenta cinque, sette o nove lati e l'ordine di ciascun gruppo di tre viene ripetuto in 27 modi diversi. Tutte le combinazioni possibili sono così realizzate. L'allestimento delle sculture è determinato dallo spazio che le ospita; possono venir infatti presentate in file singole o triple, con modalità quasi illimitate. A Roma l'installazione dialoga con la sala espositiva ovale presentandosi in tre file di nove elementi. La barra verticale è un motivo ricorrente nell'arte di De Maria, come esemplificato già in una delle prime opere-Bed of Spikes (1968-69) e confermato dalla iconica installazione permanente di Arte Ambientale The Lightning Field(1977) in New Mexico, di cui la mostra romana presenta una riproduzione fotografica di grande formato.

In contrapposizione alla verticalità di The 5-7-9 Series, due sculture in acciaio, Large Rod Series: Circle/Rectangle 11e13-Sided Open Polygon, sono allestite in due spazi espositivi separati. Circle/Rectangle 11 è composta da undici barre di undici lati ciascuna. L'opera è esposta con una configurazione rettangolare, sebbene la presentazione degli undici elementi in maniera circolare possa costituire una possibile alternativa. Le undici barre evocano i cinquecento elementi di un'altra installazione permanente: il Broken Kilometer(1979) visibile a New York. The 13-Sided Open Polygon si inserisce invece nella serie di sculture poligonali da terra le cui forme variano da cinque a diciassette lati, realizzate tra il 1973 e il 1984: all'interno della scultura poligonale è posizionata una sfera di acciaio i cui molteplici movimenti sono confinati nei limiti del prestabilito percorso interno, enfatizzando così l'astuta combinazione di ordine e casualità, elementi distintivi dell'opera di De Maria.

La mostra è accompagnata dalla riedizione-con ampliamenti e traduzione in italiano del saggio di Lars Nittve-del catalogo pubblicato da Gagosian Gallery nel 1992 in occasione della presentazione al pubblico di The 5-7-9 Series.

 

Walter De Maria è nato nel 1935 in California e dal 1960 vive e lavora a New York. E' stato una figura fondamentale all'interno di quattro importanti movimenti artistici: Minimalismo, Arte Concettuale, Arte Ambientale, Installation Art. I lavori di De Maria sono presenti in tutto il mondo; le sue otto personali museali includono Menil Museum, Houston (2011-12); Chichu Art Museum, Naoshima, Giappome (2000, 2004); Fondazione Prada, Milano (1999); the Kunsthaus Zurigo (1992, 1999). Tra le undici opere permanenti eseguite dall'artista su commissione si annoveranoThe New York Earth Room(1977), New York;The Broken Kilometer(1979), New York; The Lightning Field (1977), New Mexico;The Vertical Earth Kilometer(1977), Kassel, Germania;Monument to the Bicentennial of the French Revolution 1789-1989(1989-90), Assemblée Nationale, Parigi e Large Red Sphere(2010), nel Türkentor a Monaco.

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Da giovedì 15 a sabato 17 marzo 2012, ore 21.15

LE ROSE DI JÜRGEN

di Giacomo Fanfani

regia CON-FUSIONE

con Martina Guideri e Rafael Porras Montero

costumi Antonio Musa - luci Silvia Avigo

Compagnia Con-Fusione, Firenze

 

Vincitore del Festival You_Theater.org 2009

Vincitore di Emergenze Creative 2009

 

In occasione dello spettacolo "Le rose di Jürgen", in programmazione al Teatro Libero, Arcigay Palermo organizza un incontro con con la compagnia Con-fusione sul tema dell'olocausto e dell'omocausto, la persecuzione ed il massacro delle persone LGBT durante il nazismo. Incontriamoci sabato 17 marzo alle 18.00 al Left, a Palermo in via degli Schioppettieri, 8. Interverranno i professori Carmelo Botta, Michelangelo Ingrassia e Francesca Lo Nigro, autori di "Il male assoluto – La dura memoria della Shoa", che riporta racconti e testimonianze biografiche di deportati nei campi di concentramento.

Andrà in scena giovedì 15 marzo, alle ore 21.15, con repliche sino a sabato 17, lo spettacolo "LE ROSE DI JÜRGEN", di Giacomo Fanfani, produzione Compagnia Con-Fusione di Firenze. In scena Martina Guideri e Rafael Porras Montero. I costumi sono di Antonio Musa, le luci di Silvia Avigo. Lo spettacolo, vincitore del Festival You_Theatre.org nel 2009, è ambientato a Sachsenhausen, un campo di concentramento costruito fra il 1936 e il 1937 a pochi chilometri da Berlino, simbolo dell'intera architettura del Reich, dalla forma di un triangolo equilatero, così da poter essere controllato con un emblematico risparmio di uomini. Jürgen, protagonista della storia, nasce nel grembo di una famiglia borghese nella Berlino d'inizio secolo: sullo sfondo della città più liberale e contraddittoria dell'Europa di quegli anni, l'adolescente conosce la propria omosessualità con il suo primo amore: Ruben, il garzone del fioraio. Con l'avvento del delirio nazista, viene deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, dove resterà per alcuni mesi prima di essere rilasciato e ricondotto sotto il controllo della famiglia, rappresentata in scena dalla madre Gretel. Il rapporto tra i due si snoda in un chiuso dialogo che non consente vie d'uscita e che ci accompagna nella battaglia dolorosa tra una madre incapace di amare e un figlio condannato all'esclusione. Ne "Le Rose di Jürgen", I personaggi si muovono su due linee recitative diverse: Jürgen tiene un registro di assoluta verità e intimità. È un uomo che ha subito il proprio annientamento e, più del dolore, può solo provare immobilità. Gretel invece si affida ad una costante recitazione che la rende ancora più tragica nei momenti in cui mostra la sua umanità e ancor più spietata quando dimostra la propria crudeltà. Dietro di loro un mucchio di abiti di ogni genere, a memoria dello spogliamento all'arrivo dei campi, domina lo spazio scenico; le rose sono elemento cardine, simbolo di diversità, protette e oltraggiate dai protagonisti in una costante giostra che indica gli infiniti confini dei campi di sterminio, reali e mentali, che appartengono, spesso senza preoccupazione, alla contemporaneità.

Testo toccante, la proposta di Fanfani contribuisce ad una rilettura della storia puntando l'obiettivo sulla condizione degli omosessuali durante le persecuzioni nazifasciste, aspetto spesso trascurato e poco indagato dalla storiografia. 

info e prenotazioni: 0916174040.

Botteghino:

Intero €15

Ridotto under25 €10.

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Figure emblematiche in mostra a San Giorgio dei Genovesi 

Si inaugura presso l'Oratorio dei Genovesi Palermo il 15 marzo alle ore 17.30 e proseguirà fino al 15 aprile 2012 la mostra "Figure Emblematiche" di Pippo Bonanno e Giusto Bonanno.

 

Un'occasione unica questa, dopo l'antologica "Cinquant' anni di pittura" di Pippo Bonanno,nel 2005 e "Cromosomatiche" di Giusto Bonanno nel 2007, in cui padre e figlio si confrontano, insieme per la prima volta, per ritrovare o conoscere le opere di due artisti contemporanei che operano a Palermo .

Promossa dal Centro San Mamiliano e da Studio B marketing e pubblicità, la mostra, curata da Giusto Bonanno, in collaborazione con C&C consulenza eventi che ne ha realizzato l'allestimento, vede il sostegno di Amici dei musei siciliani, Zoe magazine, Brugnano, e il patrocinio del Giornale di Sicilia e dell'ente Mostra di Pittura di Marsala.

L'ingresso alla mostra è gratuito, tutti i giorni dalle 11,00 alle 18,00, festivi inclusi.

 

PIPPO BONANNO

 

NOTE BIOGRAFICHE

 Le radici della formazione culturale e artistica di Pippo Bonanno - nato a Palermo nel 1925 - vanno

cercate nel cuore stesso della sua città, che vive il disagio di una stagnazione che pesantemente

caratterizza la cultura palermitana tra le due guerre.

A Palermo nel 1958 presenta la prima personale alla galleria Flaccovio.

Nel 1960, alla Galleria Cairola di Milano, si inaugura una sua mostra, presentata da Vittorio Fagone.

Negli anni successivi espone in diverse gallerie in Italia - Palermo, Napoli, Roma, Bologna, Bari,

Torino - e all'estero - Francoforte, Monaco, Tunisi, Caracas, Madrid.

Nel 2005, nella storica e suggestiva cornice dell'Oratorio di Santa Cita, la Provincia Regionale di

Palermo, promuove una antologica per i suoi "Cinquant'anni di pittura".

La sua pittura è caratterizzata da una diffusa circolazione di felicità. Segno felice del miracolo

dell'esistere e componente essenziale del suo linguaggio espressivo.

Ha sperimentato nella sua lunga attività artistica una serie di innovative ricerche pittoriche

contribuendo, anche col suo impegno civile e politico, alla crescita culturale delle nuove

generazioni.

Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.

Ha collaborato e collabora a quotidiani e periodici con scritti critici e di attualità. Ha recentemente

scoperto il gusto della scrittura e pubblicato libri di narrativa.

 

GIUSTO BONANNO

 

NOTE BIOGRAFICHE

 Giusto Bonanno è nato a Santa Cristina Gela (Palermo). Formatosi alla Facoltà di Architettura di

Venezia, dal 1975 esercita a Palermo la professione di architetto e designer, attività alle quali

affianca quella di pubblicitario. Alcuni dei suoi oggetti di design  sono stati pubblicati su riviste di

settore (Modo, Casaviva, Artigianato, AD, Casa Idea, etc). Ha sempre guardato con passione alla

pittura e, segretamente, ma con continuità, ha coltivato l'esercizio della pittura, gratificante e

nello stesso tempo liberatorio. Nell'ottobre 2007, confortato dagli apprezzamenti dell'amico Ugo La

Pietra e dalle autorevoli critiche di Luciano Caramel e Sergio Troisi, espone per la prima volta le

sue opere presso l'Oratorio di Santa Cita a Palermo. La stessa mostra, dal titolo "Cromosomatiche",

viene ospitata dalla Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino e, nel dicembre 2009, promossa

dall'Ente Mostra di Pittura Contemporanea "Città di Marsala", a cura di Sergio Troisi e con testi di

Maurizio Calvesi, negli spazi del Convento del Carmine.

Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private

 

 

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Moderna

Alessandro Bazan

a cura di Francesco Gallo Mazzeo

con un contributo critico di Francesco Galluzzi

e un' intervista con Vincenzo Profeta

 

INAUGURAZIONE : Venerdì 16 Marzo, ore 19

16 marzo /30 aprile 2012

Galleria d'Arte Moderna / Complesso Monumentale di Sant'Anna, Palermo

 

Alessandro Bazan, con la sua pittura schizzante, ironica, rabbiosa, costruita sempre sulla lamina tagliente di una memoria storica della tradizione, rappresentativa e speculare ad una sua personalissima visione del mondo.

Le sue figure immobili, hanno tutti i tratti tipici di una teatralità del tutto involontaria, vissuta più come trama antropologica che come segno di una volontà visibile; esternazioni del suo pensiero, punti di arrivo, provvisori, di una riflessione sulla trasversalità, della cosa contaminata, da un vocabolario di fragmenta (ironici, feticisti, masochisti, sensualisti) colti al volo come performance di esperienze, letterarie, teatrali, cinematografiche, ma anche di vita,vissuta, conseguenti ai ricordi che diventano memoria, confluiti nel grande recipiente dell'immaginario e variamente mescolati, dettano la storia di tutti e di nessuno.

 

Con la personale di Alessandro Bazan Moderna la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, in collaborazione con ArsMediterranea, prosegue il suo progetto espositivo dedicato all'arte contemporanea.

La mostra si articola in un percorso di circa sessanta opere, tutte inedite, frutto degli ultimi anni di lavoro e che rappresentano un punto di svolta rispetto alla ricerca precedente di Bazan.

Il catalogo edito da Flaccovio Editore con testi di: Francesco Gallo Mazzeo, Francesco Galluzzi, due tra i più eminenti storici dell'arte italiana, contiene inoltre un intervista di Vincenzo Profeta.

Serata inaugurale performance Gianni Gebbia

 

INFO:

Www.galleriadartemodernapalermo.it

Orari: martedì – domenica ore 9,30 – 18,30, lunedì chiuso; la biglietteria chiude alle ore 17,30

Biglietti: temporanea Bazan € 5,00,

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Venerdì 24 Febbraio 2012 11:14

MondoPOP presenta Atelier Popsurréaliste

"Il meraviglioso è sempre bello, anzi, solo il meraviglioso è bello"

(dal "Manifesto del Surrealismo", André Breton 1924).

 

Dal 17 Marzo al 28 Aprile MondoPOP presenta Atelier Popsurréaliste, uno sguardo

ravvicinato dell' "imagerie" popsurrealista francese.

Dopo l'esplosione della nuova arte californiana etichettata "Lowbrow" dall'artista

Robert Williams e in seguito "Pop Surrealismo" dalla critica Kirsten Anderson, i richiami

a tematiche irrazionali nella Nuova Arte Contemporanea di tutto il mondo sono sempre

in aumento.

Il Surrealismo francese di Breton & soci si sta dunque riaffacciando nella produzione

delle nuove generazioni di artisti dal momento che la civiltà dell'immagine ha prodotto

una sorta di inconscio collettivo a cui tutto il mondo attinge nel produrre immagini

figurative, non complesse da interpretare e quindi da condividere con facilità.

Ed è proprio la condivisione, quella via web, che rende questi nuovi immaginari, oltre

che ampiamente diffusi, tanto globalizzati che a sfida è riuscire più ad individuare il

Paese d'origine degli artisti che li hanno prodotti.

MondoPOP accetta questa sfida e posa uno sguardo attento alle produzioni

contemporanee in ambito pop surrealista o dell'Urban Art create nella Patria del

Surrealismo, la Francia.

Dodici artisti francesi tra i più promettenti della Low Brow Art, Urban Art e del Pop

Surrealismo presentano due opere ciascuno al pubblico italiano.

Dodici punti di vista che vi faranno accedere ai loro Atelier per illustrarvi la nuova arte

d'oltralpe.

La Street Room di MondoPOP si trasforma in un Atelier Popsurréaliste che con l'arrivo

della primavera si apre ai visitatori italiani.

Buona passeggiata.

 

Con L'arte di:

100Taur, Benjaminjj, Bunka, Ciou, David "craiion" Monteiro, Fräneck, Lostfish, Malojo,

Niark, Odö, Veks, Zelda Bomba.

 

 

 MondoPOP Via dei Greci 30, Roma.

 

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