Ogni settimana su ZOE
SAVE THE DATE / OPENING COCKTAIL
Venerdì 18 maggio 2012 – ore 19,00
spaziodeep - Via Rosolino Pilo, 21/23 – Palermo
Una sigaretta di tabacco, la penna trovata chissà dove, la chiave dell'ufficio, il cartone del latte: ci sono
cose - apparentemente insignificanti - che nella loro anonimità realizzano il paradosso di raccontare la
vita di ciascuno di noi.
È l'idea da cui nasce Niente in particolare, la personale fotografica di Giovanna Marascia che sarÃ
inaugurata il prossimo 17 maggio da spaziodeep: una collezione di immagini in bianco e nero
attraverso cui l'artista restituisce uno spessore da protagonista a quelle "cose qualunque" che nelle
nostre esistenze accettano, dimesse, la parte del figurante.
Oggetti comuni, scelti in parte randomicamente, in parte seguendo una logica imprescindibile,
necessaria, vengono isolati dal contesto, rubati alla loro funzione abitudinaria e in qualche modo
costretti a rivendicare il proprio merito - quello di scandire momenti che sono attimi di tutti. Così come li
si vede, goffamente sospesi sul palcoscenico spoglio di una parete grigia, bloccati da precari legacci di
scotch trasparente, hanno l'apparenza maldestra di un attore inadatto al proprio ruolo; e tuttavia
riescono, con sorprendente efficacia espressiva, nell'intento di comunicare sensazioni ed emozioni di
uno spirito alienato, solitario.
Insieme al progetto fotografico sarà presentata una video-installazione di Giovanna Marascia, con
musiche composte da Michele Catania.
L'esposizione ed il testo critico della mostra sono a cura di Laura Francesca Di Trapani; l'evento è
organizzato in collaborazione con Giuseppe Pulvirenti e Laura Averna di DEEPSTUDIO.
La fotografa canadese Jessica Eaton ha vinto il Gran Premio Fotografia della Giuria al Festival 2012 di Hyeres per la sua serie "Cubi per Albers e LeWitt." Le immagini astratte (create utilizzando "gel semplici rettangolari ed esposizioni multiple", secondoil British Journal of Photography) ha entusiasmato una giuria che comprendeva il fotografo Jason Evans; il direttore della fotografia di Wallpaper James Reid; la photo editor del Time Kira Pollack, e il vice direttore di FOAM Marcel Feil.


L' arte concettuale e gli scatti pop della fotografa Cindy Sherman in una grande esposizione al MoMa di New York. L'opera completa dell' artista americana è presentata al pubblico attraverso una selezione di 170 immagini, tra gigantografie e stampe di piccolo formato, insieme alla proiezione di alcuni video. Veder sfilare tutti i personaggi interpretati da Cindy Sherman nel corso della sua carriera equivale ad immergersi in un' intrigante avventura antropologica.
La Sherman ( 1954) è una fotografa che da oltre trent'anni attraverso il suo obiettivo indaga il tema degli stereotipi sociali legati all' identità femminile. Sono centinaia gli auto- ritratti in cui trasforma se stessa in veri tableaux viventi. Versione odierna e femminile di una Zelig ai sali d'argento. Cindy Sherman è fotografa, modella, performer,oltre che truccatrice, parrucchiera e costumista delle sue opere. Foto "pittoriche", ammalianti per la loro composizione, grottesche, ipnotiche e inquietanti in cui incarna l'archetipo di ciò che vuole raccontare. E' dama dell'alta società dallo sguardo supponente e arrogante, star del cinema, cortigiana rinascimentale, clown triste e minaccioso...Il suo viso è creta che trasforma con cerone, trucco, parrucche e avventurosi travestimenti per smascherare e dissacrare con eloquenza stereotipi imposti e profondamente radicati nella nostra cultura visiva. Il pubblico viene rapito dalla rappresentazione degli oltre centinaia di personaggi da lei interpretati nei 35 anni della sua provocante ricerca. A stento potrà riconoscere i veri lineamenti del volto dell'artista.
Giovane adolescente in ''Untitled No. 96'' ( 1981) illuminata da una luce che ha i toni soffusi dell'arancio, distesa sul pavimento di lineolum di una cucina, con espressione smarrita in insondabili maliziosi pensieri – foto venduta lo scorso anno all' asta per 3.9 $ milioni di dollari, record di sei mesi come fotografia più costosa del mercato dell' arte- .
Lo sguardo diventa ambizioso e volitivo nei panni di una donna in carriera, frustrato e sciatto nell'aspetto di una casalinga disperata...In molte immagini domina solo il mezzo busto del personaggio rappresentato, in altre, inserisce uno sfondo pieno "d' indizi che raccontano una storia ".
La Sherman cresce a Huntington Beach, Long Island, studia pittura all' Università di Buffalo, prima d'appassionarsi alla fotografia. Si concentra da subito su serie a lungo termine. L' esposizione del MoMa accosta lavori tra loro indipendenti e ne raggruppa altri secondo temi ricorrenti nella sua opera. E' possibile vedere le foto in bianco e nero di "Untitled Film Stills" (1977–80) che si rifanno ai ruoli femminili diffusi dal cinema degli 1950-60 dei film di Hollywood, e alle pellicole d'essai e dei noir europei, insieme ai recenti ''Society portraits'' ( 2008) in cui indaga i visi e le espressioni alterati dal Botox, di sovratruccate e infelici donne non più giovani, su sfondi reali ed onirici dai colori vividi. La Shermann svicera i clichè imposti alle donne dalla cultura maschilista ( come Barbara Kruger, Sherrie Levine, Louise Lawler...) e usa il colore come elemento narrativo anche in Centerfolds/Horizontals in cui fa il verso alle riviste porno soft o in Rear Screen Project . La mostra esplora temi dominanti nel suo percorso, come archetipi e genere femminile, identità di classe, artificio e finzione, horror e grottesco etc...Dai noti ''History portraits'' (1989-90) in cui interpreta personaggi oscuri della pittura classica di maestri come Tiziano, Holbein e Caravaggio, fino alle recenti fotografie murales (2010) che vengono mostrate qui per la prima volta. La Sherman in un' intervista al NYT, ha dichiarato che da piccola era interessata ad essere differente rispetto alle sue coetanee " che amavano vestirsi da principesse o piccole fate. Volevo apparire brutta come una vecchia strega o un mostro. " Oggi crea foto così ricche di sfumature e significati che si completano in un costante dialogo con lo spettatore che può leggerle e arricchirle con la propria interpretazione.
Cindy Sherman al MoMA di New York fino all'11 Giugno 2012
Visita il sito della mostra on-line
http://www.moma.org/interactives/exhibitions/2012/cindysherman/
La curiosità : Lady Gaga, Elton John, e Madonna, sono fan e collezionisti dell' opera della Sherman
La Berlinische gallery di Berlino ospita l'opera completa del virtuoso, ironico e dissacrante fotografo ucraino Boris Mikhailov. TIME IS OUT OF JOINT è la prima grande retrospettiva dedicata all' artista, considerato un maestro nel mondo dell'arte contemporanea per lo stile con cui realizza innovative opere concettuali con approccio documentario. Un percorso espositivo che presenta tutte le serie del fotografo che ha condotto, sin dai primi anni '60, la sua ricerca attraverso la sperimentazione di diverse tecniche fotografiche e mezzi stilistici. La mostra declina tutto il trasgressivo e vasto lavoro di Boris Mikhailov. Si alternano le foto in bianco e nero, ai colori fluo, alle sfumature argentine o seppia dell' autore ucraino, spesso protagonista insieme alla moglie Vita delle sue opere.
Boris Mikhailov ( Cracovia 1938) nei primi anni '60 è un 'ingegnere con la passione per la fotografia che dedica il suo tempo libero ad esercitarsi come autodidatta con la macchina fotografica, che ama sperimentare anche in camera oscura usando diverse tecniche e materiali. Crea per sè i suoi primi lavori come "Superimpositions" (1968-1975), in cui sovrappone due diapositive e gioca con associazioni casuali e le trasparenze di queste. Metafora ludica con cui indaga il sentimento di latente ambivalenza diffuso tra i cittadini dell'ex Unione Sovietica. Mikhailov crea senza volerlo un nuovo linguaggio visivo.
Quando il KGB sequestra dei ritratti di nudo che ha realizzato alla moglie Vita -musa, compagna e complice nella sua ricerca- perde il lavoro d'ingegnere e da quel momento si dedica esclusivamente alla fotografia.La sua carriera si svilupperà dopo il crollo dell'Unione Sovietica quando potrà finalmente lavorare ed esporre all'estero. Mikhailov capace di usare per primo il medium fotografico in termini concettuali,rimane un artista aperto a inediti approcci, versatile ed elastico.
Sempre dei primi anni è la serie Black Archive ('68 –'78) composta da foto in cui contrappone scatti di vita privata e pubblica. Da un lato mostra gli interni delle abitazioni come luogo di divertimento e libertà in contrasto con immagini di spazi pubblici in cui domina un' atmosfera grigia e depressa. Le case sono luoghi in cui si pratica la nudità come forma di libertà personale in contrasto con la coercizione e le regole imposte dal regime.
Seguono "Sots Art" (1975-1986) e "Luriki" (1971-1985) fotografie sospese tra l'arte concettuale e documentaristica. Qui Mikhailov interviene con il colore. E' lui stesso a colorare a mano le immagini, non per trasformarle esteticamente ma per manipolare e re-interpretarle, invitando a superare un' estetica visiva standardizzata e portando lo spettatore a vedere la realtà con una luce nuova.
Così in " Red Series" (1968-1975) l'elemento protagonista è il rosso -ed il simbolismo di questo colore nella cultura ufficiale del regime sovietico- cercato in scene di vita quotidiana di singoli, gruppi, parate militari e paesaggi urbani. Una ricerca per dissacrare con tagliente ironia il significato e la disfatta della rivoluzione evidenziando la presenza del suo colore simbolo in oggetti d'uso quotidiano.
Una sopresa di questa mostra, sono le stampe di "Crimean Snobbery" (1982) e "Salt Lake" (1986). Due realtà diverse, esposte in differenti formati, ma con lo stesso tono seppia dai toni nostalgici.
Da un lato le piccole scene di rilassata serenità balneare, simili a cartoline di gioia e svago estivo di Crimean Snobbery, dall' altro il caos compositivo di Salt Lake, simbolo del decadimento della vita sovietica.
Viscidity ( 1982) è quasi un lavoro a parte, stampe di piccolo formato con appunti, note, poesie scritte a mano, nate dall'esigenza di Mikhailov di sfuggire alla stretta sorveglianza del regime in quel periodo, e di accostare parole alle immagini.
Fino alla più recente Case History (1997-1999), foto esposte a grandezza naturale che ritraggono la sofferenza di senza tetto, anziani e bambini che vivono alla periferia di Cracovia. Figli di quella classe media scomparsa con il crollo dell' uinone sovietica. Mikhailov , senza edulcorare la realtà , ci mostra le ferite dell'emarginazione su corpi martoriati dalla fame e dal degrado,in sorrisi sdendati...Ritratti crudi che non lasciano spazio a nessuna immaginazione.
Concludono l' esposizione il tagliente lavoro "If I were a German" , esplicita denuncia politica, realizzata come staged-photography, che ha per protagonisti Mikhailov,la moglie e qualche amico, ritratti in travestimenti che vogliono smascherare l'ambiguità dei soldati ucraini durante l'occupazione tedesca.
"In the Street" è un lavoro in progress condotto per le strade di Berlino -dove Mikhailov vive dal 2000-in cui concentra l'osservazionie su i turisti e le coppie di anziani che incontra andando in giro per le strade della capitale tedesca.
Time Is Out of Joint. Fotografien 1966–2011, fino al 28 Maggio 2012, presso la Berlinische Galerie, Alte Jakobstraße 124-128
http://www.berlinischegalerie.de/en/home.html
The White Gallery Milano presenta: IVAN LEON CERULLO_ "First photographic expreriments of guitar destruction" photo performance_ MARKY RAMONE " The Ramones "
DO YOU THINK ROCK N ROLL COULD BE PHOTOGRAPHED?
(Prime sperimentazioni fotografiche di distruzione chitarre )
Luci crepuscolari,fiamme,esplosioni, energia e quello che si trova nelle foto di Ivan Leon Cerullo.
Nell'immaginario Rock la distruzione di una chitarra prende spazio al termine di un concerto,dopo aver
creato,costruito una performance,messo in scena il repertorio musicale e figurativo di un artista.
In questa serie di immagini una chitarra fuori dal palcoscenico viene distrutta,in luoghi irreali,senza tempo.Diversi modelli di chitarre vengono disintegrati,ognuno in modo diverso perchè diversa è la materia ed il suono che produce ogni singolo strumento.
La forza distruttiva del Rock' n Roll fotografata, e anche nel contempo ricreata fuori dal palco.
Sarà presentata una serie di fotografie che raffigurano una performance fotografica con Marky Ramone " The Ramones ".
Opening_
Mercoledi 2 Maggio 2012 dalle 19.00.
The White Gallery_via Felice Casati 26.Milano
Facebook:
http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Ivan-Leon-Cerullo-photography/187553017931209
Gallery: http://www.thewhitegallery.it/
Inaugura il 30 Marzo 2012 al Museo di Roma in Trastevere l'esposizione "Leonard Freed. Io amo l'Italia". Una selezione di 100 fotografie, tra stampe vintage e moderne, realizzate nei numerosi soggiorni italianidel fotografo americano Leonard Freed -membro della Magnum-. Un racconto per immagini che testimonia una amorevole e lunga relazione tra Freed e il nostro paese. Passione che inizia a coltivare in America, quando si trasferisce a vivere Little Italy e resta folgorato dall' indole esuberante e spontanea degli italiani che incontra nel quartiere. Un interesse che nell'arco della vita gli fa compiere 47 viaggi in Italia, tra Roma, Firenze, Napoli, Milano, Palermo, etc...
Freed è un' artista travestito da fotoreporter, esploratore sincero del mondo delle situazioni e soprattutto delle persone che incontra. Osserva la realtà come un antropologo con la macchina fotografica al collo che punta il suo obiettivo sul panorama umano, attratto dalla spontaneità generosa del carattere degli italiani nel donarsi alla camera. Coglie con empatia i sentimenti dei soggetti ritratti in un " racconto visivo intimo" che mostra le situazioni più disparate del vivere quotidiano e le manifestazioni dell' interiorità . Scrive nei suoi appunti"...la fotografia è scoprire chi sei, è cercare la verità in relazione a se stessi, e cercare la verità diventa un'abitudine."
Fanno da sfondo e scandiscono l' armonia compositiva delle immagini, l'architettura, le linee barocche di certe balconate, i san pietrini di una strada , le geometrie lucenti dell' asfalto bagnato e le linee curve delle rotaie del tram...Ma il punctum di questo racconto in bianco e nero, sono i gesti, i moti dell'anima, le linee dei volti della gente... Con stile agile e felpato il suo sguardo ritrae il gioco divertito di alcuni seminaristi in tonaca nera che si tirano palle di neve a piazza San Pietro; la pausa metidabonda di un'anziano seduto sui gradini di una chiesa. Foto corali e singoli ritratti sono tutti rigorosamente in bianco e nero, perché dice: " un mazzo di fiori preferisco fotografarlo a colori, ma per le storie è meglio il bianco e nero». Un' esposizione in cui le immagini si alternano con una sequenza intensa e piena di grazia. E' un piacere osservare l'atmosfera sbarazzina dei giochi tra bambini o il passo veloce di un pescatore del sud che trasporta un pingue pescespada mentre spinge energico un antico carretto. Così come è necessario rallentare e soffermarsi in una pausa di riflessione davanti la solitudine di un uomo ritratto di spalle con due valigie in mano
forse un commesso viaggiatore- fermo sul ciglio della strada ad osservare il via vai della gente, o quando incontra la liquida espressione di Berlinguer che Freed accosta allo smarrimento degli occhi di un bambino vicino al palco durante un comizio del Pci...
Biografia- Leonard Freed (1929 Brooklyn ) nasce in una famiglia ebrea di origine russa, di classe operaia. Studia per diventare un pittore- contro le opinioni scoraggianti della famiglia, che sostenengono che non abbia talento-. Nel 1952 viaggia con un amico, per la prima volta in Europa (Inghilterra, Scozia, Spagna, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi), scopre la passione per la fotografia e capisce che vendendo i servizi può anche mantenersi, decide di diventare fotoreporter professionista. Al ritorno a New York frequenta la New School, e segue i corsi di Alexey Brodovitch, art director di Harper's Bazar. Inizia a lavorare come fotogiornalista per numerose testate internazionali come Der Spiegel, Libération, Life, Paris-Match, The Sunday Times etc...
Nel 1954, si trasferisce a Little Italy. Incantato dalla vitale spontaneità della comunità di immigrati italiani ne inizia a documentare il vivere quotidiano.
Con il suo obiettivo segue un altro progetto a lungo termine dedicato alle proprie radici ebraiche. Parte da New York vita per raccontare i costumi degli ebrei hassidici cin Olanda, Germania, Israele... La Danse des Fideles è il libro che raccoglie questo lavoro.
Nel 1958 si trasferisce in Olanda, sposa Brigitte Klück che diventa compagna di vita- e fondamentale collaboratrice nello sviluppo delle sue pellicole.
Nel 1963 ritorna negli Stati Uniti e si dedica al tema della discriminazione razziale. Fanno parte di questo lavoro su i diritti civili, dalla marcia su Washington, alla comunità degli afroamericani di Brooklyn, i ritratti-icona di Martin Luther King, pubblicati nel libro Black In White America (1965).
Nel 1972 Freed diventa membro della Magnum.
Dal 1972 al 1979 segue i turni della polizia newyorkese e pubblica nel 1980 il libro Police Work. Leonard Freed, scompare nel 2006. Le sue opere sono acquisite nelle collezioni museali di tutto il mondo.
La curiosità - Freed lavora con un' attrezzatura leggera, una Leica - che compra d'occasione, a cui rimane fedele per tutta la vita- che gli garantisce libertà di movimento nel cogliere la giusta inquadratura e una rapidità d'azione nel seguire il suo istinto fotografico. Regola l'esposizione a occhio, senza usare esposimetro, usa obiettivi di 35 e 50 mm e pellicola Tri-X di Kodak.
Info. Leonard Freed. Io amo l'Italia fino al 27 maggio 2012, Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1B,
www.museodiromaintrastevere.it
Roma-1958© L.Freed

Napoli-1956-© L.Freed

Roma1958.© L.Freed

Napoli-1958-© L.Freed

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© L.Freed-Leipzig-running-to-school-1965

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Roma1958© L.Freed

Napoli-1956

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Il fotografo sudafricano Pieter Hugo punta il suo obiettivo su realtà ai margini della società . Il giovane Pieter (1976) nasce a Joannesburg e cresce a Cape Town- dove continua a vivere-. L' Africa è al centro della sua indagine rivolta alla realizzazione di progetti fotografici a lungo termine. Con la sua Hasselblad formato 4x5, mette a fuoco concetti come l'identità e l'alterità . Pieter inizia a fotografare all' età di 10 anni. E' un autodidatta. Fotoreporter di formazione, realizza con stile documentaristico i primi lavori di denuncia. Le sue foto dei primi anni mostrano le ferite che affliggono l'Africa come altri paesi in via di sviluppo, Rwanda 2004: Vestiges of a Genocide, Malawi 2003: Tuberculosis and guardian care... Inchieste per immagini sugli schiavi bambini del Sudan, i campi profughi in Italia, gli ospedali psichiatrici carcerari in Sud Africa...Le immagini di Hugo appaiono su riviste e quotidiani -The New Yorker, New York Times Magazine, The Observer, The Indipendent,etc... -collabora e realizza progetti per enti internazionali come UNICEF, Anti-Slavery International. Ma Pieter decide presto di allontanarsi dai servizi commissionati per intraprendere un personale percorso di ricerca, in cui fonde lavori più artistici e sperimentali continuando a mettere sempre a fuoco condizioni di disagio ed emarginazione. Hugo ha pelle chiara, capelli biondi e pungenti occhi azzurri. In un' intervista, tra il serio e il faceto, ha dichiarato che il suo interesse per le minoranze e le diversità , ha una valenza autobiografica generata dal suo sentirsi " africano" e dall' impossibilità , a causa del suo aspetto, d'essere riconosciuto come tale in Africa. Looking Aside ( 2002-04), ritratti di albini fotografati in giro per il mondo, è il primo mirabile lavoro che Hugo intraprende liberamente. Ritratti in cui la pellicola sembra proteggere la fragilità e la diversità delle persone ritratte, e al tempo stesso svela la profondità celata dietro lo sguardo di ciascun soggetto. L'osservatore si ritrova inesorabilmente in un dialogo a tu per tu con persone da cui normalmente distoglie lo sguardo.
Nel 2007 Hugo vince la sezione Ritratti del World Press Photo Award con il progetto The Hyena Men Series II. Accattivante e ipnotica serie sul modo di vivere dei domatori di iene nigeriani. Pieter Hugo ha seguito le loro esibizioni tra i villaggi della Nigeria, vivendo a stretto contatto –per oltre 10 giorni- e viaggiando con loro a bordo dei taxi-bus con iene, babbuini e pitoni. Immagini sorprendenti, sullo stile di vita dei " beastie boys", giovani dell' etnia Hausas, domatori di iene e venditori ambulanti di amuleti e pozioni magiche che si esibiscono in performance con gli animali ammaestrati lungo le strade di città e villaggi.
Lo stile- Pieter Hugo declina, sovverte e reinterpreta, con stile personale la fotografia documentaria e ritrattistica. Potremmo dire che la "periferia" è al centro della sua ricerca artistica insieme ad ogni contesto in cui sono amplificate dissonanze, contraddizioni e sfumature culturali del nostro tempo. Hugo è un autore che s' immerge letteralmente all' interno delle situazioni che sceglie di raccontare, confrontandosi in prima persona con la realtà su cui punta l' obiettivo. Con i soggetti che rappresenta crea un'interazione visibile e determinante per il risultato delle immagni. Diventa lui stesso parte di ciò che lo circonda e questa emapatia si riflette nelle foto. Hugo dialoga intimamente con i soggetti ritratti, che non sono mai figure passive dell' immagine, ma sono colti e presentati al pubblico nella loro singolare individualità . E' anche noto per essere un perfezionista, la cui sensibilità estetica lo spinge a trascorrere molte ore in laboratorio per ottenere la stampa perfetta di ciascuna immagine.
Pieter Hugo – Permanent Error è la mostra in corso fino al 29 Aprile 2012 al MAXXI di Roma -all' interno dell' eclettica iniziativa espostiva RE – CYCLE , "mappa contemporanea del riciclo come strategia creativa"-. 27 immagini che mostrano la vastità smisurata della discarica in Ghana di materiali e dispositivi elettronici, che giungono in Africa dal mondo occidentale. In questo desolante panorama dalle atmosfere mefitiche, tra fuochi e fumi tossici, si aggirano figure umane dalle apparenze spettrali, smarrite e senza contorni. Pieter Hugo restituisce in queste immagini dignità e nome alle persone fotografate.
Info. www.pieterhugo.com
www.fondazionemaxxi.it/2011/12/01/pieter-hugo-permanent-error
Una retrospettiva che rende omaggio al "pioniere della fotografia a colori" . L' esposizione presenta 400 opere in una combinazione in cui dipinti e stampe fotografiche inedite si alternano per celebrare l' opera del fotografo e pittore Saul Leiter (88anni). Immagini in bianco e nero e a colori si affiancano alle foto di moda, alle tele di nudo, a disegni e bozzetti.Stile- Saul Leiter con il suo obiettivo coglie scorci di vita urbana e li mostra come fossero frammenti di racconti privati. Non vediamo mai chiaramente i volti di persone che avanzano più o meno frettolosamente per le strade, colte sempre nella loro singolarità , alle volte sotto un ombrello- tema ricorrente- dai toni accesi mentre scroscia una pioggia battente. Postini che consegnano la posta, donne immerse nella lettura sedute al tavolino di un caffè, passeggeri sprofondati sul sedile di un taxi...il tempo si dilata nelle immagini di Leiter e le persone s' intuiscono in foto dalle atmosfere rarefatte e filtrate dai riflessi di una vetrina, da vetri ricoperti di condensa, velate dai fiocchi di neve. Nella street photography di Leiter, il paesaggio è fluido, sospeso tra un linguaggio astratto e figurativo, è pittura che si trasfroma in fotografia. Tempo spazio e persone appaiono parziali, velati o moltiplicati da specchi frammentati. Di rado vediamo figure intere, il più delle volte sono troncate da un profondo gioco di ombre e chiaroscuri. La mancanza di dettagli chiari, la sfocatura di movimento e la riduzione della profondità di campo, creano uno spazio urbano semi-astratto. Dominano su contorni sfumati, contrasti di colori dalle tinte intense. Il giallo di un taxi, il rosso delle scritte dei cartelloni pubblicitari, il viola di un ombrello...sono i vivaci protagonisti di queste foto, che bilanciano e stemperano i silenzi delle persone, ritratte quasi sempre in pose assorte o sfuggenti. Leiter trasforma attimi di ordinaria quotidianeità , in racconti intimi, carichi di un'armonia elegante, spontanea e allegra. Il soggetto della sua ricerca è l'esperienza visiva urbana non la gente per strada. Le sue opere si presentano al pubblico come pause di riflessione. Una riflessione positiva, mai melanconica. Leiter è definito dalla critica come un poeta "della visuale urbana", l' architettura urbana, finestrini di macchine e pullman, semafori e vetrine, non sono oggetti inanimati, ma elementi che il suo obiettivo dota di un lato emotivo. Le inquadrature e le sfumature di colore che il suo sguardo cattura, riflettono l' influenza della pittura astratta ed espressionistica cui aderisce al suo arrivo a New York, anche la composizione verticale -che privilegia nei suoi scatti-, deriva dal suo iniziale approccio pittorico. E' il suo istinto di pittore che lo porta a dare enfasi sulla superficie, l'ambiguità spaziale e una lussureggiante e calibrata tavolozza. In mostra anche le opere più recenti che continua a prendere per le strade del suo quartiere nell'East Village di New York. 
Leiter declina nelle sue opere la sofistica bellezza del vivere quotidiano, tra pulsanti momenti di silenzio carichi di una vibrante gioia di vivere.
Biografia- Saul Leiter (1923, Pittsburgh) figlio e nipote di rabbini emigrati negli Stati Uniti dall'Est europeo, è destinato al rabbinato. E' un giovane pittore autodidatta di 23 anni, quando nel 1946 compie una fuga notturna e si trasferisce a New York per seguire la sua passione per la pittura. Nella grande mela frequenta e si confronta con Rothko e gli espressionisti astratti, e scopre il lavoro Henri Cartier-Bresson visitando una mostra al MoMa. Da quel momento decide di ampliare il suo percorso artistico attraverso la macchina fotografica. Oggetto delle sue prime opere in bianco e nero, sono le strade del quartiere in cui vive. Inizia sin da subito ad utilizzare il colore, usato fino a quel momento per la pubblicità commerciale e nella moda, da qui la definizione di pioniere. Durante la sua carriera di fotografo collabora con Life, Harper's Bazaar, Esquire. Presto i più importanti musei come l' Art Institute di Chicago e il MoMa gli dedicano delle personali. Nel 1981 decide di ritirarsi a vita privata.
SAUL LEITER
RETROSPECTIVE
fino al 15 Aprile 2012 presso THE HOUSE OF PHOTOGRAPHY di Amburgo
www.deichtorhallen.de/index.php?id=222&;L=1
Termina oggi l' interessante mostra che indaga il ruolo della fotografia in Italia tra il XIX- XX e la sua relazione con le altre arti. La mostra si articola in sette sezioni in cui le opere fotografiche sono esposte in un virtuoso dialogo con tele, studi su china, incisioni, sculture...A partire dagli albori della fotografia, in cui le immagini sono un momento propedeutico alla pittura, per continuare ai primi sviluppi di autonomia di questo "nuovo " linguaggio artistico, continuando attraverso la sperimentazione, fino alle opere dei maggiori fotografi contemporanei. Sottolineando il passaggio tra crisi del figurativo e svolta futurista che aprirà la strada all' arte moderna.
Tra i dipinti accostati alle immagini, il pubblico si troverà davanti l' emozionante studio su carboncino di Giuseppe Pellizza da Volpedo su La piazza di Volpedo in giorno di fiera -1890, così come i particolari dello Studio di folla, con contadini in un giorno di mercato 1889 – 1899 che anticipano la tela simbolo dei lavoratori e del diritto allo sciopero, Il Quarto Stato. Sulle parete si alternano i primi ritratti fotografici alle tele di Boccioni che richiamano gli studi sul fotodinamismo di Anton Giulio Bragaglia, i lavori di Primo Sinopico, Cagnaccio di San Pietro, Gustavo Bonaventura, o le sculture di Medardo Rosso- tra le novità esposte nel nuovo allestimento della GNAM- come la serie Ecce Puer 1906.
Tra le opere dei fotografi contemporanei può apparire eccessiva e sfacciata la presenza di Luigi Ontani. Si ha l' opportunità d' incontrare i tenui toni di alcune stampe originali di Luigi Ghirri, come la coppia di spalle ritratta mentre passeggia sul verde prato tenendosi per mano, in una giornata di cielo terso in "Alpe di Siusi (Ortisei) 1979 ". Nella sala dedicata principalmente alle stampe in bianco e nero, e ai disegni a carboncino, scende dal soffitto, una discreta e affascinante opera di Bruno Munari, una delicata ellisse di nylon, che gira e vortica lentamente creando delle ipnotiche e mai uguali ombre che si riflettono sulla parete.
Retrospettiva per presentare in Europa la vasta e provocante opera di Ai Wei. Il protagonista della scena dell'arte Indipendente Cinese che non può essere imprigionato in una definizione. Architetto, artista concettuale, scultore, fotografo, blogger, "twitterer", attivista politico....Sensibile osservatore delle dinamiche sociali e networker. Abile comunicatore, autore di lunghi progetti in cui il proprio vissuto personale è al centro della sua espressività artistica. Attivista e dissidente moderno, artista, non chiuso in musei e gallerie, schierato nel denunciare la violazione dei diritti civili in Cina. Ai Wei è una figura in grado di provocare con pochi essenziali gesti. Semplicità e incisività sono la cifra stilistica del suo stile ribelle.
Nella serie Study of Perspective, ritrae luoghi simbolo del potere in giro per il mondo- dalla Torre Eiffel al mausoleo di Mao- con il proprio dito medio alzato che fa da punctum della foto.
L' impegno di Ai Wei diventa più impellente e diretto nelle sue forme di contestazione, dopo il catastrofico terremoto del 2008 nella provincia di Sichuan- al centro della Cina-. Si reca nella zona e ne documenta la devastazione e constata dalle macerie, che le scuole crollate sono state costruite senza rispettare le norme anti-sismiche. Nessun edificio governativo subisce danni. Nel tentativo di ottenere una lista degli scolari scomparsi, subisce un pestaggio della polizia. Nel primo anniversario del terremoto,dopo una lunga inchiesta riesce a pubblicare sul blog 5,385 tra i nomi dei bambini scomparsi. Da allora il governo cinese lo tiene sotto stretta sorveglianza.
Noto per le spettacolari installazioni, come l'aver coinvolto 1001 visitatori cinesi per realizzare l' opera " Fairytale" a Kassel nel 2007 o " Remembering", con cui espone 9.000 zainetti appartenuti ai piccoli alunni scomparsi proprio nel terremoto del 2008.
Il titolo " Interlacing " è un modo per focalizzare la diversità tipica del suo fare arte e sottolineare la capacità di quest'artista di creare " links", intrecci, collegamenti e legami nel suo diffondere attraverso la rete, fotografie e messaggi.
Un esempio? Ai Wei scatta con il suo cellulare e pubblica nel suo blog, le immagini del suo studio mentre viene devastato dalla polizia cinese. Il blog viene censurato quando le foto ormai viaggiano in rete.
L' esposizione presenta un'ampia selezione d'immagini inedite, oltre la collezione completa dei lavori fotografici e video.
Inquadrature semplici e tono asciutto raccontano con spirito critico la realtà come la serie Beijing Photographs ( 1993-2002). Qui con stile fotografico-documentario, illustra quotidianamente la distruzione dei quartieri tradizionali di Pechino e di altre grandi città della Cina.
Non ci sono confini nell' uso di linguaggi espressivi nei suoi lavori.
Una fotografia, non è solo immagine, ma è performance e protesta, come il ritratto della moglie a piazza Tienanmen, nel giorno dell'anniversario della repressione della primavera di Pechino. Con provocante candore, Lu Quing guarda l'obiettivo, alza la gonna e rimane di slip, in barba all' immagine di Mao alle sue spalle e al pericolo d'essere notata dalle guardie in divisa a pochi metri da lei.
Biografia d'artista-
Ai Wei (1957) è figlio del poeta Ai Quing. Dopo gli studi alla Beijing Film Accademy, nel 1978 aderisce al collettivo The Stars, che respinge il realismo sociale, in favore dell' individualismo e della sperimentazione artistica nell'arte. Dal 1983-1993 vive a New York, frequenta la Parsons School for Design. Tra i suoi amici Allen Ginsberg, Kasper Johns, Andy Warhol. Del periodo americano dice " andavo in giro senza meta con gli amici", da questo girovagare nasce " New York Photographs 1983-93 ". All' inizio ritrae principalmente se stesso, scene della sua vita all' East Village, dove vive, degli artisti cinesi che gli fanno visita nel suo piccolo appartamento e dei suoi amici. Ma non solo. Scatta più di 10.000 foto, in cui mostra anche i lati oscuri e decadenti della realtà urbana, la vita degli homeless accanto alle manifestazioni per i diritti civili per le strade insieme alle scene di repressione della polizia. Molte le corrispondenze tra queste immagini realizzate con camera analogia e le foto digitali che dal 2005 Ai Wei scatta con il suo cellulare e che oggi pubblica sul suo account Twitter.
Ad Ai Wei è proibito di lasciare la Cina, da quando lo scorso aprile è stato arrestato con oscure motivazioni, e grazie ad una mobilitazione mondiale di artisti e intellettuali, dopo tre mesi di silenzio da parte del governo cinese è stato rilasciato -dietro pagamento di un'elevatissima cauzione- lo scorso giugno.
Fino al 29 Aprile 2012- Ai Weiwei – Interlacing ,a cura di Urs Stahel, in collaborazione con il Fotomuseum Winterthur, presso il museo Jeu de Paume di Parigi
Info. http://www.jeudepaume.org/
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