Donyale Luna’s style

Donyale Luna’s style

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Donyale Luna’s style

Donyale Luna scoperta dal fotografo David McCabe, si trasferì da Detroit a New York per seguire la carriera di modella. Nel gennaio del 1965, una sua immagine apparve sulla copertina di Harper’s Bazaar. Luna diventò la prima modella afroamericana ad apparire sulla copertina dell’edizione britannica di Vogue (marzo 1966): il fotografo era David Bailey.

Secondo il New York Times, all’inizio della sua carriera Luna fu sotto esclusivo contratto del fotografo Richard Avedon per un anno. In un articolo del settimanale Time, pubblicato il 1º aprile del 1966, intitolato The Luna Year, Nancy White – editrice di Harper’s Baazar – descrisse la sua drammatica magrezza: “alta oltre 180 cm, appena sopra i 50 kg di peso, seno piattissimo, con le ossa visibili sotto la pelle come in una radiografia, le gambe che sembrano di una scultura di Giacometti e le dita delle mani estese come in un ragno, pelle color caramello, labbra piene, faccia ovale e occhi a mandorla”, con lenti a contatto multicolor e talvolta con la parrucca bionda.

Un corpo, quello di Luna, che per la sua straordinaria singolarità prometteva di rimanere in auge per molte stagioni, divenendo la modella più richiesta in Europa. Nel 1967 il fabbricante di manichini Adel Rootstein ne creò uno a immagine di Luna, supplementare al famoso manichino Twiggy del 1966. Nel 1968 confessò in un’intervista la sua dipendenza dal LSD. Apparve nuda nel 1970 su Playmen e nell’aprile del 1975 su Playboy (fotografata da Luigi Cazzaniga). Si considerava un’artista e non una modella: tutti gli eventi ai quali prendeva parte (fossero un servizio fotografico, una sfilata, la partecipazione a un programma televisivo o anche semplicemente un happening) alimentavano il suo successo per l’inimitabile performance che sapeva offrire ogni volta e per la sua sua innata eleganza.

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 Luna apparve in molti film, in ruoli decorativi.Molti furono prodotti da Andy Warhol, tra i quali Screen Test: Donyale Luna.  Comparve anche in The Rolling Stones: Rock and Roll Circus e nel documentario inglese Tonite Let’s All Make Love in London. Nel finale del Satyricon (1970) di Federico Fellini interpretò la bellissima maga Oenothea. In Salomè (1972), diretto da Carmelo Bene, fù la protagonista. Appare come una bellezza aliena, completamente depilata e con la testa rasata a zero, recitando per tutto il film in italiano senza doppiaggio e integralmente nuda, in un’atmosfera psichedelica.

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